Romania, l'ultradestra ci riprova: due volti per il dopo Georgescu
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Redazione Esteri
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BUCAREST – La politica romena, da sempre un campo di battaglia dove gli equilibri si ridisegnano con rapidità sorprendente, ha vissuto negli ultimi giorni una svolta drammatica. La Corte Costituzionale ha chiuso definitivamente la porta a Călin Georgescu, il controverso leader dell’estrema destra, populista e filo-putiniano, che aveva presentato la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 4 maggio 2025. La decisione, arrivata dopo due ricorsi presentati da membri della società civile, ha lasciato un vuoto che qualcuno era pronto a riempire.
George Simion, già noto per essere un alleato di Giorgia Meloni in Europa, si è rapidamente posizionato come il nuovo volto di riferimento per l’ultradestra romena. Simion, che da tempo lavora per consolidare la sua immagine sia a livello nazionale che internazionale, rappresenta una figura diversa rispetto a Georgescu, pur mantenendo un’agenda politica che non si discosta troppo dai temi cari all’elettorato di destra.
Mentre la scena politica si riorganizza, le strade di Bucarest continuano a essere teatro di dibattiti e proteste. In piazza della Vittoria, luogo simbolo delle manifestazioni, si respira un’aria di transizione. Ana Maria, una giornalista locale, racconta con ironia le bizzarre teorie di Georgescu sull’energia femminile e maschile, che hanno spesso fatto discutere. «Lui e sua moglie sostengono che le donne non dovrebbero indossare pantaloni perché l’energia femminile fluisce dalla terra, mentre quella degli uomini arriva dalla testa», spiega, sorridendo, mentre si gode un caffè con le colleghe.
La campagna elettorale, già segnata da tensioni e accuse di disinformazione, si preannuncia ancora più incerta. Georgescu, che aveva fatto della retorica anti-UE uno dei suoi cavalli di battaglia – definendo la Romania una “colonia dell’Unione Europea” – lascia un’eredità divisiva. I suoi sostenitori, molti dei quali lo vedevano come una figura carismatica in grado di scuotere il sistema, dovranno ora decidere se seguire Simion o cercare altre strade.
Intanto, la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi contro la candidatura di Georgescu l’8 marzo, ma ciò non ha significato l’approvazione definitiva della sua corsa. La decisione finale, arrivata pochi giorni dopo, ha invece sancito la sua esclusione, aprendo un nuovo capitolo nella politica romena.
Simion, che già gode di un certo sostegno tra i giovani e gli elettori più radicali, dovrà dimostrare di saper raccogliere il testimone senza perdere consensi. La sua alleanza con Meloni in Europa potrebbe giocare a suo favore, ma la sfida è complessa. La Romania, divisa tra spinte modernizzatrici e nostalgie nazionaliste, rimane un terreno difficile da governare.




