Calin Georgescu: una rivoluzione in Romania
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Redazione Esteri
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Il panorama politico romeno è stato recentemente scosso da un evento senza precedenti: l'ascesa di Calin Georgescu, un agronomo di 62 anni, che ha ottenuto il 22,94% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali. Georgescu, noto per le sue posizioni filo-russe e ultranazionaliste, ha lavorato a lungo in varie strutture dell'ONU, ricoprendo ruoli di rilievo come presidente del Centro europeo di ricerca del Club di Roma in Svizzera e direttore esecutivo dell'Istituto dell'indice di sostenibilità globale delle Nazioni Unite a Ginevra. Nel 2020, ha fatto il suo ingresso in politica come candidato a primo ministro per la destra anti-europeista dell'Alleanza per l'Unione dei Romeni (Aur), un partito che fa campagna con cartelli inneggianti all'eroe nazionale Dracula.
Il secondo turno delle elezioni presidenziali, previsto per l'8 dicembre, vedrà Georgescu sfidare Elena Lasconi, leader del partito liberale di opposizione Usr. Lasconi ha superato di appena lo 0,3% il premier in carica, il socialdemocratico Marcel Ciolacu, che si è dimesso insieme al leader dell'altro partito liberale con cui era in coalizione, Nicolae Ciucă. La vittoria di Georgescu al primo turno ha sorpreso molti, portando a una serie di dimissioni e riorganizzazioni all'interno dei principali partiti politici del paese.
Georgescu, che si è paragonato a Gesù affermando di aver "moltiplicato voti" come il Messia moltiplicava pani e pesci, ha dichiarato che "non esiste né Est né Ovest, esiste la Romania, la solidità del nostro popolo e della nostra economia, la neutralità è necessaria". Le sue parole, pronunciate con tono confidenziale dal salotto di casa, hanno risuonato con una parte significativa dell'elettorato romeno, stanco delle tradizionali divisioni politiche e delle alleanze internazionali.
Nel frattempo, più di 1000 giovani si sono riuniti in piazza dell'Università, nel centro di Bucarest, scandendo slogan pro Europa e gridando: "Putin, non dimenticare, la Romania non è tua". La protesta è stata una risposta diretta alla percentuale ottenuta da Georgescu, vista come un segnale preoccupante dell'influenza russa nel paese.




