Calin Georgescu, un terremoto politico in Romania

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il panorama politico romeno è stato recentemente scosso da un evento senza precedenti: l'ascesa di Calin Georgescu, un agronomo di 62 anni con un passato nelle strutture dell'ONU, che ha ottenuto il 22,94% dei voti al primo turno delle elezioni presidenziali. Georgescu, noto per le sue posizioni filo-russe e ultranazionaliste, ha sorpreso tutti con il suo successo, superando due partiti storici e costringendo il premier in carica, Marcel Ciolacu, a dimettersi.

Georgescu, che ha lavorato come presidente del Centro europeo di ricerca del Club di Roma in Svizzera e come direttore esecutivo dell'Istituto dell'indice di sostenibilità globale delle Nazioni Unite a Ginevra, è entrato in politica nel 2020 come candidato a primo ministro per la destra anti-europeista dell'Alleanza per l'Unione dei Romeni (Aur). La sua campagna, caratterizzata da slogan che inneggiano all'eroe nazionale Dracula, ha fatto breccia in un elettorato stanco delle solite facce e delle promesse non mantenute.

Il secondo turno delle elezioni, previsto per l'8 dicembre, vedrà Georgescu sfidare Elena Lasconi, sindaco di Campulung e candidata del partito di centrodestra Usr, che ha ottenuto il 19,17% dei voti, superando di poco il premier europeista Martin Ciolaciu. Quest'ultimo, nonostante l'esclusione dal ballottaggio per meno di mille voti, ha accettato il risultato e si è dimesso da leader del partito socialdemocratico Psd.

La vittoria di Georgescu al primo turno rappresenta un terremoto politico per la Romania, un paese al confine con l'Ucraina, che si trova ora a dover affrontare un futuro incerto.

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