Trump frena sui missili all'Ucraia mentre Mosca intensifica i bombardamenti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso forti perplessità riguardo alla consegna di missili da crociera Tomahawk all'Ucraina, in un momento in cui la campagna di bombardamenti russi, che non accenna a placarsi, continua a martellare il paese. "Non sono sicuro di voler consegnare i missili Tomahawk all’Ucraina", ha dichiarato Trump, lasciando intravedere una possibile svolta nella politica di supporto militare a Kiev, la quale, com'è noto, dipende in larga misura dagli aiuti occidentali. Questa presa di posizione, che molti analisti interpretano come un tentativo di avvicinamento a Mosca, giunge mentre dal fronte giungono notizie allarmanti sulla consistenza degli attacchi.

L'offensiva russa descritta da Zelensky

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fornito un quadro particolarmente dettagliato e preoccupante dell'intensità dell'offensiva aerea russa, dipingendo una situazione di estrema difficoltà per le sue forze. “In una settimana 1.500 droni d'attacco, 1.170 bombe aeree guidate e oltre 70 missili sono stati utilizzati dai russi per attaccare la vita in Ucraina”, ha dichiarato, sottolineando come l'obiettivo primario sia ormai quello di logorare non solo le difese militari, ma le stesse fondamenta civili della nazione. Questi numeri, che danno la misura di uno sforzo bellico impressionante, arrivano in un contesto diplomatico già teso, ulteriormente complicato dalle recenti dichiarazioni della Casa Bianca.

La risposta di Pechino sulle accuse nucleari

Sul piano geopolitico più ampio, un nuovo elemento di frizione è emerso tra Washington e Pechino, dopo che Trump ha affermato pubblicamente che la Cina, così come la Russia, sta conducendo test nucleari senza renderli noti. "La Russia sta testando" le proprie capacità nucleari "e anche la Cina, ma non ne parlano", ha sostenuto il presidente americano, giustificando con questo la sua decisione di riprendere le sperimentazioni atomiche. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning ha respinto con fermezza le accuse, dichiarando che "La Cina ha sempre aderito alla strada dello sviluppo pacifico, ha perseguito una politica di non primo utilizzo delle armi nucleari, ha sostenuto una strategia nucleare di autodifesa e ha rispettato il suo impegno a sospendere i test nucleari". Una smentita, questa, che mira a preservare l'immagine di potenza responsabile che Pechino intende proiettare, sebbene le affermazioni di Trump abbiano gettato un'ombra di dubbio sulle reali attività dei suoi rivali strategici.

Il Cremlino e un possibile vertice con Trump

Mentre la guerra infuria, dal Cremlino arrivano segnali freddi riguardo a un possibile incontro al vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump. Fonti vicine al governo russo, pur non escludendo del tutto la possibilità di un faccia a faccia, hanno infatti sminuito la sua urgenza, affermando che “È possibile, ma ora non serve”. Una posizione che sembra riflettere una strategia attendista, forse dettata dalla volontà di valutare gli sviluppi concreti della politica estera americana e, in particolare, le reali intenzioni di Trump riguardo al sostegno all'Ucraina, di cui la questione dei missili Tomahawk rappresenta soltanto l'ultimo e più significativo tassello.

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