Elkann attacca i piloti della Ferrari: "Pensino a guidare e parlino meno"
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Redazione Sport
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A margine di un evento dedicato a ben altre glorie sportive, il presidente di Exor, John Elkann, ha rotto gli indugi, trasformando quella che doveva essere una celebrazione in un pubblico e severo monito. L'indomani del Gran Premio del Brasile, un capitolo disastroso per la Scuderia, ha reso inevitabile un commento che, sebbene trattenuto nella forma, è esploso nella sostanza, rivelando tutta la frustrazione per un'annata che continua a deludere le aspettative. Elkann, il cui legame con il destino della Ferrari è indissolubile, ha scelto le parole con la precisione di un chirurgo, separando ciò che funziona da ciò che, ormai da troppi fine settimana, rappresenta un anello debole della catena.
Il confronto che brucia: il trionfo nel WEC e la crisi in F1
La sua analisi, peraltro, non poteva che partire da un successo, quello della Ferrari nel Mondiale Endurance, che ha visto il Cavallino trionfare nella 8 Ore del Bahrain aggiudicandosi sia il titolo mondiale costruttori che quello piloti. Quel trionfo, lontano dai riflettori più abbaglianti della Formula 1, serve da contraltare perfetto – e per questo ancor più amaro – alle difficoltà della squadra madre. Dimostra, infatti, che l'ingegno di Maranello e la capacità di competere al massimo livello sono qualità tutt'altro che sopite, custodite da ingegneri e meccanici i quali, come ha sottolineato lo stesso Elkann, “sono in evidenza con le loro prestazioni”. Ha quindi elogiato i miglioramenti tecnici della vettura e l'eccellenza operativa sui pit stop, isolando così, quasi per esclusione, la zona d'ombra del performance.
La delusione brasiliana e il crollo in classifica
Il riferimento al Gran Premio di San Paolo è diretto e carico di conseguenze, poiché l'evento non è stato una semplice battuta d'arresto ma un vero e proprio collasso che ha alterato gli equilibri del campionato. La Scuderia, che in una fase della stagione sembrava poter contendere con relativo vigore il secondo posto nella classifica costruttori, si ritrova ora precipitata in quarta posizione, un arretramento che vanifica mesi di lavoro e che, soprattutto, allontana ulteriormente l'ombra di un successo mondiale. L'ultimo titolo piloti, conquistato ormai diciotto anni fa, pesa come un macigno sulla storia recente della squadra, trasformando ogni promessa in un'aspettativa disattesa e ogni stagione in un doloroso esercizio di pazienza.
La stilettata finale: il monito senza appello
Proprio in questo contesto di crisi quasi inspiegabile, le parole di Elkann risuonano come un verdetto. Dopo aver circoscritto i meriti del team, il suo discorso si è focalizzato sul “resto”, definito senza mezzi termini “non all'altezza”. È in questa chiusura che si cela il nucleo del suo messaggio, un inciso che travalica la delusione per diventare una linea guida imprescindibile. L'invito, o meglio l'ordine, è chiaro e perentorio: “è importante che i piloti si concentrino a guidare e parlino meno”. Una richiesta di silenzio e applicazione che, senza scendere in inutili particolari, delinea una priorità assoluta e suggerisce che le energie, forse, sono state fino a oggi mal indirizzate.




