Incidente a Milano, il fuoristrada si disintegra nell'urto con l'utilitària
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Redazione Interno
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Le immagini, che ritraggono i rottami di un imponente fuoristrada accanto a un'utilitaria dalle linee per lo più conservate, raccontano una dinamica apparentemente controintuitiva, la quale, tuttavia, trova una sua spiegazione nelle scelte progettuali che distinguono le diverse categorie di veicoli. L'incidente, verificatosi all'alba di domenica in viale Fulvio Testi, ha avuto un esito tragico con la morte del diciannovenne Pietro Silva Orrego, il quale viaggiava a bordo del fuoristrada, e ha lasciato altre tre persone ferite. La scena, che ha sconcertato molti osservatori, mostra una Mercedes Classe G, un veicolo di circa 2600 chilogrammi, che ha subito danni di entità sproporzionata rispetto a quelli riportati dalla più piccola Opel Corsa, di peso non superiore ai 1100 chilogrammi, con la quale si è scontrata; l'auto della Stella, infatti, si è capovolta e la sua struttura portante, il cosiddetto telaio a longheroni, si è praticamente separata dalla carrozzeria.
Il telaio separato, un'eredità del passato
Quella del telaio a longheroni separato dalla scocca, soluzione costruttiva che fu adottata dalla totalità delle autovetture fino agli anni Cinquanta, rappresenta un'architettura meccanica ben diversa da quella, oggi prevalente, della scocca portante. Questo schema, dopo l'avvento di quest'ultima, è rimasto appannaggio quasi esclusivo dei veicoli fuoristrada, i quali, per la loro destinazione d'uso, devono sopportare sollecitazioni enormi su terreni particolarmente accidentati. La Mercedes Classe G coinvolta nel fatto di cronaca, la cui genesi risale a un progetto di derivazione militare e da lavoro, rientra perfettamente in questa categoria, avendo conservato, nonostante i successivi affinamenti in termini di comfort e lusso, l'impostazione tecnica originaria.
Un fenomeno che si ripete: il noleggio di veicoli potenti
La circostanza per cui un veicolo di tali dimensioni e potenza, una Mercedes Classe G 63 Amg Stronger Than Time Edition, fosse condotto in quel frangente, appare un elemento ricorrente in simili tragedie della strada. Quella di Milano non è, purtroppo, una vicenda isolata; già nel giugno del 2023, a Roma, un Suv Lamborghini Urus, anch'esso preso a noleggio e viaggiante a velocità elevatissima, si scontrava con una vettura di piccola cilindrata causando la morte di un bambino di cinque anni. L'episodio attuale, che vede coinvolta un'auto noleggiata e guidata, secondo le prime ricostruzioni, da un ventenne sprovvisto di patente valida, sembra dunque riproporre un inquietante schema, nel quale un'uscita in compagnia si trasforma in una corsa fatale.
Le indagini della procura sulla dinamica e le responsabilità
Sul caso sta ora indagando la Procura di Milano, con il pm Giancarla Serafini che attende dalla polizia locale gli elementi necessari a una prima, dettagliata ricostruzione dei fatti. Le investigazioni, che mirano a chiarire le precise dinamiche dell'impatto e a determinare le eventuali responsabilità, sono volte a stabilire chi dovrà essere iscritto nel registro degli indagati per la morte del giovane Pietro. La magistratura, pertanto, sta esaminando con attenzione ogni aspetto, comprese le modalità con cui è avvenuto il noleggio del potente fuoristrada, un passaggio cruciale per comprendere la catena degli eventi che ha condotto allo schianto.




