Il mistero del caveau sul Titano: strani furti e tangenti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La vicenda che avvolge la scalata alla Banca di San Marino, una operazione che vede come protagonista il gruppo bulgaro Starcom Holding, si infittisce di dettagli sempre più oscuri e controversi, arricchendosi di colpi di scena che sembrano usciti dalla penna di un abile sceneggiatore di spy story piuttosto che dalla cronaca di un piccolo stato -1. Al centro della matassa, nella quale si intrecciano indagini della magistratura locale per corruzione e riciclaggio, diplomazia internazionale e pesanti interessi finanziari, si inserisce ora un episodio degno di un giallo: un furto notturno consumato nella sede centrale dell’istituto di credito, a Faetano, con modalità che lasciano poco spazio alla casualità -1. I malviventi, come riportato da Stefano Elli su Il Sole 24 Ore e ripreso da altre testate, sarebbero riusciti a farsi chiudere all’interno della banca, probabilmente nascondendosi prima della chiusura serale, per poi agire con calma nelle ore buie, una volta che l’ultimo dipendente aveva lasciato l’edificio -1.

Una volta intrufolatisi nel caveau, i ladri avrebbero ignorato la cassaforte contenente il denaro contante, dirigendosi invece verso le circa duecento cassette di sicurezza lì custodite. Di queste, ne avrebbero aperte una quindicina, asportando il contenuto prima di far perdere le proprie tracce nel nulla, in quella che sembra una finestra temporale compresa tra l’1 e il 2 febbraio scorso, anche se i particolari sono emersi solamente giorni dopo, generando inevitabili domande e illazioni -1. L’elemento che più di ogni altro alimenta le speculazioni è la selettività del colpo: non un saccheggio generalizzato, ma un’azione mirata, come se chi ha perpetrato il furto fosse alla ricerca di qualcosa di specifico, forse documenti più che valori, in un’operazione che molti, sul Titano, iniziano a collegare alle turbolenze politico-finanziarie degli ultimi mesi -1.

L’intreccio giudiziario e l’ombra del “piano parallelo”

La genesi di questo intrigo internazionale affonda le radici nella decisione, presa verso la fine del 2024 dall’Ente Cassa di Faetano, azionista di controllo dell’istituto con il 91% delle quote, di cedere la maggioranza della banca, alla ricerca di liquidità e nuove prospettive industriali -2. L’interesse del gruppo bulgaro Starcom Holding, facente capo all’imprenditore Christov Assen, non si era fatto attendere e, nel maggio del 2025, era stato raggiunto un accordo preliminare per l’acquisizione del 51% delle azioni per una cifra superiore ai 36 milioni di euro, con un versamento immediato di circa 15 milioni nelle casse dell’istituto a Titolo di caparra o anticipo -2. Quell’operazione, che avrebbe dovuto rappresentare un ponte per Starcom verso il mercato italiano e un’ancora di salvezza per BSM, si è però arenata davanti all’intervento della magistratura sammarinese, che nello scorso ottobre ha aperto un fascicolo ipotizzando i reati di amministrazione infedele, corruzione privata e riciclaggio, disponendo il sequestro dei fondi versati dai bulgari -6.

Le accuse, pesantissime, parlano di tangenti che sarebbero state promesse o pagate ad alcuni soggetti chiave, tra cui un esponente della fondazione che avrebbe svolto un ruolo di consulente nella vendita, per convincerli a portare a termine l’operazione; secondo quanto ricostruito, una parcella di circa 500mila euro sarebbe finita sui conti di un’azienda legata alla moglie di un ex amministratore dell’Ente Cassa, sollevando più di un sospetto sulla trasparenza dell’intera negoziazione -10. A complicare ulteriormente un quadro già di per sé torbido, nelle ultime settimane il Tribunale di San Marino ha operato un’ulteriore e sorprendente escalation giudiziaria, arrivando a ipotizzare l’esistenza di un vero e proprio “piano parallelo” – questa la definizione ufficiale – finalizzato a minare la stabilità e l’integrità della Repubblica attraverso una campagna mediatica e pressioni politiche, descrivendo tali presunte attività come eversive e vicine a un tentativo di colpo di stato -1-5.

La risposta del gruppo bulgaro tra accuse di coperture e fondi sequestrati

Di fronte a questa deriva investigativa che ha portato all’emissione di mandati di arresto e a perquisizioni, la reazione di Starcom Holding e di Christov Assen non si è fatta attendere ed è stata veemente, configurandosi come un contrattacco a tutto campo giocato sul terreno mediatico e legale -3. In una serie di comunicati ufficiali ripresi anche da San Marino RTV, la holding bulgara ha respinto con forza ogni addebito, rovesciando completamente la prospettiva e accusando a sua volta alcuni ambienti della magistratura locale di manovre opache -3. Secondo la versione di Starcom, le accuse di cospirazione e i tentativi di dipingere l’investitore straniero come una minaccia per la sovranità sammarinese non sarebbero altro che un “deliberato e aggressivo piano parallelo” messo in atto per distogliere l’attenzione pubblica dal vero scandalo: quello che loro definiscono come un “sequestro di fondi senza precedenti” da parte del sistema giudiziario locale, ai danni di un investitore con sede in paesi UE, sottolineando come i 15 milioni versati giacciano congelati in una sorta di limbo legale -3.

L’azienda, che opera in una decina di paesi europei e vanta un fatturato di miliardi, ha ribadito di aver sempre agito nel pieno rispetto delle leggi e in piena trasparenza con le autorità di vigilanza, presentando tutta la documentazione richiesta sull’origine lecita dei capitali, e ha espresso piena fiducia nel governo e nel parlamento sammarinese, distinguendoli da quelle che definisce “manovre populiste” di una parte della magistratura -3. In questo clima incandescente, il furto nel caveau aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico già complesso, facendo sorgere interrogativi su cosa cercassero realmente i ladri: se è possibile che tra la quindicina di cassette violate vi fossero anche quelle di persone coinvolte a vario titolo nella vicenda, o se i malviventi fossero alla ricerca di prove, documenti o chissà cos’altro che qualcuno voleva far sparire, in un intreccio che vede ora la finanza, la politica e la cronaca nera danzare un inquietante minuetto sul Monte Titano.

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