La nuova Mondadori nel caveau della banca

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per una banca che chiude, insomma, apre una libreria; laddove una Hoepli sembrava sparire, compare una nuova Mondadori. Così, da ieri, i milanesi (e non solo loro, visto l’enorme passaggio della zona) si sono trovati davanti un nuovo grande tempio della lettura in Corso Buenos Aires, un’arteria che di certo non soffre la crisi del commercio urbano. Il punto vendita, che occupa le quindici vetrine ad angolo con Piazza Lima – dove fino a qualche mese fa operava una filiale della Banca Popolare di Milano – rappresenta per la casa editrice di Segrate la terza superficie più grande del capoluogo lombardo, subito dopo il celebre negozio del Duomo e la riapertura della Rizzoli in Galleria.

Si tratta di un’operazione di “rigenerazione urbana” ben precisa, se vogliamo: là dove prima si contavano i soldi, oggi si sfogliano i libri. E non è stato facile adattare lo spazio, perché l’ostacolo maggiore era rappresentato dal gigantesco caveau della banca. Una struttura che, come hanno raccontato i responsabili del progetto, è stata smontata pezzo dopo pezzo per lasciare spazio ai reporsi. Al suo posto oggi trovano spazio i volumi per ragazzi, un segnale – questo sì – di un cambio di passo culturale oltre che commerciale. Con le sue 12 vetrine e una superficie espositiva di 350 metri quadrati, il nuovo store si inserisce in un contesto già saturo di concorrenza: si trova infatti a poche decine di metri da due librerie Feltrinelli (una tradizionale e l’altra con il nuovo format BookBubble), a dimostrazione che la guerra del libro a Milano si combatte a colpi di presidi territoriali e non solo di sconti.

L’assalto del gruppo guidato da Marina Berlusconi alla metropoli

Con questa inaugurazione, Mondadori sale a quota 13 librerie nella sola Milano e a 56 in Lombardia, consolidando una rete che in Italia conta complessivamente oltre 540 punti vendita coordinati, di cui 68 a gestione diretta. L’amministratore delegato di Mondadori Retail, Carmine Perna, ha spiegato durante il taglio del nastro che questo non è solo un negozio, ma un “presidio culturale” in cui si investe senza remore, nonostante la crisi energetica o le tensioni geopolitiche che pure incidono sui costi di gestione. Ma c’è di più: l’asticella fissata per il 2026 è ambiziosa. L’obiettivo – dichiarato senza troppi giri di parole – è quello di aprire 30 nuove librerie nell’anno in corso, mantenendo lo stesso ritmo anche nel 2027, una crescita che riguarderà sia i negozi diretti sia quelli in franchising.

Una scelta, quella della carta stampata e dei punti vendita fisici, che va controtendenza rispetto ai timori di molti analisti. Perna ha ribadito che il digitale e l’e-commerce vengono considerati “elementi complementari” ma non sostitutivi: la libreria, nella visione del gruppo, è un luogo di relazione che deve restare vivo nei quartieri, dalle zone centrali fino a quelle più periferiche (come dimostra l’esperimento recente nel mercato di via Rombon). La presidente Marina Berlusconi, del resto, ha recentemente ricordato che dai libri deriva l’85% dei ricavi consolidati del gruppo, una base solida che permette di guardare al futuro con ottimismo nonostante un contesto di mercato oggettivamente complesso.

Ventimila titoli tra manga, romance e il ricordo dei vecchi sportelli

Entrando nel dettaglio dell’offerta, il nuovo spazio (che occupa l’area dove un tempo si faceva la fila per prelevare) conta 350 metri quadri dedicati esclusivamente alla vendita, con un catalogo di circa 20 mila titoli. Gli scaffali coprono tutte le aree tematiche: si va dai grandi classici ai best seller, passando per la saggistica e la narrativa internazionale. Ma l’attenzione è focalizzata soprattutto sui generi più caldi del momento, quelli che trainano le vendite delle nuove generazioni. Non poteva mancare il reparto “We are Junior” per i più piccoli, lo spazio “Just Comics” dedicato al fenomeno dei manga e dei fumetti (che ormai muovono numeri da capogiro) e infine “My New Romance”, dedicato a uno dei generi letterari più amati, quello delle storie d’amore e delle fanfiction.

L’aspetto interessante, oltre alla merce, è la convivenza forzata con la concorrenza. In Corso Buenos Aires, Mondadori ha deciso di piazzarsi in mezzo a due Feltrinelli, sfidando apertamente il duopolio culturale che in Italia spesso relega gli indipendenti ai margini. Perna, a chi gli chiedeva se ci fosse posto per tutti, ha risposto con pragmatica certezza: «In questa strada c’è posto per entrambi». Non si tratta di un azzardo, ma di un calcolo: la densità di passaggio pedonale della zona (una delle più alte d’Europa) garantisce un bacino di utenza vasto e variegato, capace di assorbire l’offerta di più insegne.

Un programma di eventi per animare le serate milanesi

Non solo scaffali, ma anche calendario di appuntamenti. La libreria, fin dall’inaugurazione, ha ospitato incontri con autori – come la presenza della scrittrice Cordelia Evora e della cantante Rob, vincitrice dell’ultima edizione di X Factor, in programma per l’11 maggio – dimostrando di volersi candidare come nuovo salotto culturale del quartiere. Questa strategia si inserisce in un più ampio piano di sviluppo del gruppo che, a detta degli stessi vertici aziendali, potrebbe presto valicare i confini nazionali. Sebbene l’attenzione sia ancora tutta concentrata sulla penisola, Perna non ha escluso che in futuro possano nascere librerie Mondadori anche in Francia, Spagna o Svizzera, mercati dove esistono comunità italiane consistenti e un alto tasso di lettura.

La scelta di Corso Buenos Aires, insomma, è solo l’ultimo atto di una strategia articolata che punta a rendere Mondadori un operatore dominante non solo nell’editoria, ma anche nel retail mass market. E mentre le vecchie banche chiudono i battenti, i libri tornano a occupare gli angoli più ambiti della città; una metamorfosi che, a giudicare dai numeri, sembra dare ragione a chi crede ancora nel fascino della carta stampata e nel rumore delle pagine sfogliate.

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