Sanità lombarda, Fontana: “Risultati concreti sulle liste d’attesa, ma non ci accontentiamo”
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Redazione Interno
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Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha rivendicato i progressi compiuti sul fronte delle liste d’attesa, pur senza nascondere – come lui stesso ha tenuto a precisare durante l’incontro di martedì 5 maggio al Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano – che “non ci siamo mai accontentati”. L’occasione era la presentazione del rapporto “Sussidiarietà e Salute” della Fondazione per la Sussidiarietà, un documento che ha acceso i riflettori su un sistema sanitario regionale complesso, costoso e sempre più segnato da disuguaglianze sociali. Fontana ha parlato di una “posizione favorevole” di partenza, con performance generalmente superiori alla media nazionale, e ha citato dati positivi legati all’introduzione del Cup unico: le prestazioni classificate come urgenti sarebbero aumentate del 21%. Ma il rapporto, come spesso accade, racconta anche un’altra verità, meno edificante.
Il costo più alto d’Italia e l’allarme di Comunione e Liberazione
Il sistema lombardo, un tempo considerato il fiore all’occhiello del centrodestra – e in particolare di quella stagione politica legata a figure come Formigoni – oggi viene descritto dalla stessa area culturale di riferimento come un modello in frantumi. A lanciare l’allarme, con una certa ironia della sorte, è stata proprio la Fondazione per la Sussidiarietà, espressione di Comunione e Liberazione. Nel rapporto si legge che il sistema “sta perdendo le caratteristiche di universalismo ed equità”, non riuscendo più a garantire quella “tempestività dei servizi” che ne aveva fatto un esempio a livello nazionale. E c’è un dato che fa riflettere: la spesa sanitaria pro-capite diretta in Lombardia è la più alta d’Italia, superando i mille euro all’anno a carico dei cittadini. Una cifra che suggerisce un ricorso massiccio alla sanità privata, e che di fatto fotografa una regione a due velocità.
Disuguaglianze e ricorso al privato: il rapporto che smonta le certezze
Il documento presentato da Giorgio Vittadini non si limita a elencare numeri, ma analizza le dinamiche strutturali del Servizio Sanitario Nazionale, evidenziando quelle differenze territoriali – e sociali – che la politica, spesso, preferisce ignorare. La Lombardia, nonostante le dichiarazioni ottimistiche del suo governatore, appare sempre più fragile proprio nei principi fondanti della sanità pubblica: universalità, uguaglianza di accesso, appropriatezza delle cure. E il ricorso alla spesa privata, lungi dall’essere una scelta, diventa per molti una necessità imposta da liste d’attesa ancora troppo lunghe per le prestazioni non urgenti. Fontana difende il modello e rilancia le misure della giunta, parlando di “governance rafforzata” e “coordinamento del sistema”. Ma i dati dicono che il cittadino lombardo paga di più e aspetta comunque, spesso troppo.
Il Cup unico non basta: la sfida della tempestività
Tra i risultati concreti rivendicati da Palazzo Lombardia c’è il miglioramento delle prenotazioni attraverso il Cup unico regionale, che avrebbe ridotto i tempi per le prestazioni classificate come urgenti. E tuttavia, il rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà mette in luce come il problema di fondo non sia solo organizzativo, ma anche culturale ed economico: senza un ripensamento del finanziamento e degli equilibri tra pubblico e privato, qualsiasi intervento rischia di restare cosmetico. Le parole di Fontana (“non ci accontentiamo”) suonano quasi come un’ammissione implicita che la strada da fare è ancora lunga. E mentre la politica regionale insiste sulla narrazione dei successi, sono i numeri – quelli della spesa, dell’accesso, della disuguaglianza – a raccontare una realtà più sfumata e preoccupante.
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