Atp Madrid, Sinner gioca la carta dell’assenza pesante: quinto titolo possibile tra i fantasmi di Alcaraz
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Redazione Sport
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La Caja Mágica di Madrid si appresta ad accogliere un Masters 1000 che, sulla carta, ha già il suo verdetto più importante prima ancora del primo scambio. Jannik Sinner, tornato a essere il numero uno del mondo dopo il trionfo di Monte-Carlo, si presenta nella capitale spagnola con un’opportunità che sa di resa dei conti indiretta: l’assenza di Carlos Alcaraz, bloccato da quell’infortunio al polso già accusato a Barcellona, spiana il terreno a un’impresa che profuma di storia. Lo spagnolo, come ha ribadito in occasione della cerimonia dei Laureus, non intende affrettare i tempi di recupero; ne va, a suo dire, di una carriera intera che non può rischiare di compromettersi per un singolo torneo, per quanto prestigioso. È questa prudenza, trasformata in forfait, a consegnare all’altoatesino un tabellino libero da quello che, statistiche alla mano, è il suo rivale più ostico sulla terra battuta.
L’obiettivo nel mirino e la statistica che manca
Sinner, va ricordato, non ha mai vinto a Madrid: il suo miglior risultato, finora, si ferma ai quarti di finale dell’edizione 2024. Eppure, il contesto in cui si trova ad agire è profondamente diverso. Non solo perché manca Alcaraz, ma perché manca anche Novak Djokovic; il serbo, che pure non è più il fattore di disturbo degli anni d’oro, ha lasciato comunque un vuoto nel lotto dei top player. L’azzurro arriva lanciato dal successo nel Principato, un trionfo che gli ha permesso di strappare nuovamente lo scettro al rivale iberico, e che rappresenta il quarto Masters 1000 consecutivo nel suo personale carniere dopo i successi a Parigi, Indian Wells e Miami. Una serie impressionante che nessuno, prima d’ora, era riuscito a cucire in un arco di tempo così breve, e che a Madrid può trovare un quinto, storico capitolo. Ne è consapevole lo stesso giocatore, che alla vigilia ha affidato ai microfoni di Sky Sport una riflessione quasi metodologica: “La mia forza? Non ascolto nessuno, solo io conosco il lavoro che faccio”. Un’uscita, questa, che rivela uno stato mentale granitico, dove la bolla costruita attorno al proprio metodo di lavoro esclude qualsiasi interferenza esterna, siano esse pressioni o lusinghe.
La classifica e il rischio scongiurato
Sul fronte della classifica, la situazione è altrettanto chiara e offre a Sinner un cuscinetto di sicurezza. L’assenza di Alcaraz a Madrid non solo gli impedisce di difendere i punti dello scorso anno – lo spagnolo, in fondo, era il campione in carica – ma garantisce al numero uno d’Italia la permanenza al vertice almeno fino agli Internazionali d’Italia di Roma. Il sorpasso, nel caso specifico, potrebbe concretizzarsi solo nel Foro Italico; ma anche in quella sede, tutto dipenderà dalla profondità di percorso dei due. Per ora, Sinner può gestire il proprio torneo senza l’assillo immediato del punteggio, concentrandosi esclusivamente sull’aspetto tecnico. Il sorteggio, nel frattempo, gli ha riservato un cammino che, sebbene disseminato di giovani promesse come Joao Fonseca o la stella locale Rafael Jodar, sembra tagliato su misura per permettergli di prendere confidenza con la superficie prima degli incontri decisivi. Un lusso, questo, che in un Masters 1000 capita raramente di concedersi.
Il peso del favore dei pronostici
Sarebbe un errore, tuttavia, liquidare la pratica come una formalità. Madrid è storicamente un campo “maledetto” per molti big, un'altitude che toglie respiro e velocizza i tempi di reazione, trasformando spesso la terra rossa in una superficie ibrida dove l’esperienza conta meno della potenza. Sinner ci arriva dopo aver saltato l’edizione del 2024 – un anno fa, la scelta fu quella di preservarsi in vista degli impegni successivi – e con la voglia di cancellare quel vuoto. Se riuscisse a portare a casa il titolo, si toglierebbe l’unico grande tappo che ancora manca in una delle sue superfici meno celebrate, completando un poker di vittorie che farebbe epoca. La pressione, insomma, è tutta sulle sue spalle, ma il modo in cui sta gestendo la narrativa del proprio successo – quell’idea di non ascoltare nessuno, se non se stesso – suggerisce che il momento sia più propizio che mai per fare breccia anche tra i grattacieli di Madrid.




