Djokovic a Bologna, tra l'omaggio a Pilic e le lodi per Sinner

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Novak Djokovic ha scelto Bologna, in un pomeriggio di novembre, per unire il ricordo di un maestro al presente di un rivale. Il campione serbo, infatti, è apparso alla Super Tennis Arena non soltanto in veste di sostenitore della sua nazionale, impegnata nel quarto di finale di Coppa Davis contro la squadra austriaca, ma soprattutto per rendere un commosso omaggio a Nikola Pilic, la sua "guida tennistica", scomparso pochi mesi fa. Un evento, quello in memoria dell'ex capitano, che ha radunato altre figure leggendarie del circuito, le quali hanno voluto così onorare colui che ha lasciato un'impronta profonda nella storia di questo sport.

Un tributo al maestro

La cerimonia per Pilic, svoltasi prima che l'Italia scendesse in campo, ha rappresentato un momento di pura celebrazione, distante dai consueti clamori agonistici. Djokovic, assieme a colleghi del calibro di Boris Becker e Ivan Ljubicic, ha condiviso con il pubblico un atto di profondo rispetto verso un uomo che è stato un punto di riferimento per un'intera generazione di tennisti. Quel palcoscenico, dunque, si è trasformato per qualche minuto in un luogo di memoria collettiva, dove il ricordo di un padre spirituale ha temporaneamente messo in ombra la tensione della prestigiosa competizione a squadre.

Le parole sulla finale di Torino

Approfittando della sua presenza, Djokovic ha poi rivolto la sua attenzione al panorama tennistico contemporaneo, regalando una sua analisi della recente finale delle ATP Finals di Torino, vinta da Jannik Sinner su Carlos Alcaraz. "Ho visto il primo set", ha confessato il numero uno al microfono di Eurosport, "perché solitamente è sempre tiratissimo e anche questa volta è finito 7-6". Una rivalità, quella tra l'italiano e lo spagnolo, che continua a regalare spettacolo e alla quale il serbo, da osservatore privilegiato, non sembra volersi sottrarre.

Il giudizio sul campione italiano

Le sue parole si sono rivelate particolarmente elogiative nei confronti del tennista di San Candido, al punto da definire le sue imprese come qualcosa che trascende la normalità. "Quello che sta facendo Jannik", ha affermato Djokovic senza mezzi termini, "è storico, soprattutto indoor". Un riconoscimento di altissimo livello, che arriva da colui che conosce meglio di chiunque altro cosa significhi dominare il circuito, e che segna una chiara distanza dai precedenti commenti, molto più critici, espressi dal serbo in merito a vicende di cronaca giudiziaria che hanno coinvolto altri atleti.

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