Levante e il fallimento dell'amore: «Non devi uccidere l'amore»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un album che nasce da una domanda precisa, quasi ossessiva: perché i suoi amori finivano sempre, o non cominciavano affatto. Levante esce il 9 ottobre con «Dell'amore il fallimento e altri passi di danza» per Warner Records, quindici tracce più un intermezzo affidato alla voce della figlia Alma, che si inserisce in «Monellerie» con una frase che la madre ha definito rivelatrice: «Io dentro di te non voglio creare un caos di monellerie, ma quando ti vedo tutto riprocede da capo».
Il senso del fallimento
«Il fallimento è una parola super positiva», ha spiegato la cantautrice siciliana, all'anagrafe Claudia Lagona, ospite del vodcast dell'Adnkronos. «Non è mai stato motivo di imbarazzo perché da molto giovane ho dovuto imparare a gestire il dolore». La riflessione da cui parte il disco è racchiusa in una domanda che Levante si è posta con insistenza: «Perché le mie storie finiscono sempre allo stesso punto? Perché vado a inciampare, cadere, distruggere sempre là?».
La risposta, arrivata durante la scrittura, ha preso la forma del brano che chiude l'album, «Abissale». «Ho capito che stavo semplicemente reiterando un pattern, per cui se il più grande amore della mia vita, che io avevo tanto amato, mi ha abbandonato, allora non sarebbe mai più successo», ha raccontato. «E quindi qualsiasi uomo, qualsiasi amore della mia vita, l'avrei allontanato prima. C'è una sorta di sfiducia e di paura verso il lasciarsi andare, lasciarsi amare».
Il padre, scomparso quando lei aveva nove anni, è il grande assente che attraversa il disco: in «Abissale» Levante gli fa dire «Non devi uccidere l'amore, l'amore non lo devi meritare, lo puoi avere senza farti spaventare».
Una piramide umana e il colore dell'allerta
Sul fronte produttivo, Levante ha rinnovato il sodalizio con Antonio Filippelli e Gianmarco Manilardi, che da oltre dieci anni ne accompagnano l'evoluzione sonora. Il risultato è un pop stratificato, con arrangiamenti che seguono l'emotività di ogni brano: «Niente da dire» poggia sui synth, mentre «Ruggine» ha una ispirazione più rock e battistiana.
Il filo che lega le quindici storie non è narrativo ma cromatico. «Tutte queste storie avrebbero avuto bisogno di una luce arancione, di un avvertimento, di un alert, di un "rallenta, sta per diventare rosso, sta per andarti a schiantare"», ha detto Levante. «Ecco, tutte queste storie hanno mancato un arancione». La copertina, per la prima volta corale, la vede in cima a una piramide umana formata da amici, collaboratori e persone care, sostenuta dalle relazioni che compongono la sua vita.
Tra individualismo e desiderio di collettività
Il disco non si limita a un'indagine privata. Levante legge il fallimento amoroso come sintomo di un tempo segnato da un ego smisurato. «Noi stiamo vivendo in un momento in cui l'amore non c'è e facciamo un po' fatica a trovarlo», ha osservato. «Là dove c'è l'ego non esiste l'amore». Da qui la scelta del titolo, che accosta il fallimento alla danza: «Io ci immagino danzatori su questa terra, ballerini sulla musica che ci capita, e uno spera sempre di ballare su musica divertente ma a volte non è così. Il desiderio di collettività in me è grande».
Le quindici tracce includono brani già noti come «Maimai», «Niente da dire», «Sono blu», «Malìa» e «Sei tu», presentato al Festival di Sanremo 2026. L'album sarà portato dal vivo in due date alla Santeria Toscana 31 di Milano, il 17 e il 22 novembre, dopo l'annullamento del concerto milanese del 9 settembre a causa del maltempo.
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