Galushchenko fermato al confine, la procura svela il meccanismo del riciclagio tra Caraibi e Svizzera
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Redazione Esteri
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La notizia dell’arresto di German Galushchenko, avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 febbraio mentre l’ex ministro dell’Energia tentava di varcare il confine ucraino a bordo di un treno, ha riaperto gli scenari di un’inchiesta che il governo di Kiev sperava di aver messo a tacere -1-4. I detective del Nabu, l’ufficio nazionale anticorruzione, lo hanno prelevato dal convoglio con l’accusa di riciclaggio e partecipazione a un’organizzazione criminale, un capo d’imputazione che ha subito trovato riscontro nelle carte depositate dalla Procura speciale anticorruzione (Sapo) -1-6. Non si trattava, quindi, di un semplice avviso di garanzia legato alla vecchia inchiesta "Midas" che lo aveva già travolto lo scorso novembre, costringendolo alle dimissioni dal ministero della Giustizia, ma di un nuovo e ben più dettagliato quadro accusatorio incentrato su un sofisticato sistema per ripulire oltre cento milioni di dollari -3-7.
Il percorso dei soldi, dalle tangenti di Energoatom ai conti in Svizzera
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il denaro sporco proveniva da un collaudato sistema di tangenti imposte agli appaltatori di Energoatom, il colosso statale dell’energia nucleare che gestisce gli impianti e le infrastrutture critiche del Paese. Le mazzette, che oscillavano tra il dieci e il quindici per cento del valore dei contratti per la ricostruzione e la messa in sicurezza degli impianti, venivano raccolte in contanti da una rete di intermediari e poi immesse in un complesso schema di riciclaggio che partiva dall’Ucraina per snodarsi attraverso paradisi fiscali e piazze finanziarie europee. I pm della Sapo hanno documentato come il denaro, una volta incassato, venisse convertito in criptovalute su piattaforme internazionali, perdendo così ogni traccia immediata della sua origine illecita prima di essere trasferito su un fondo di investimento registrato nell’isola di Anguilla, territorio britannico d’oltremare noto per il suo regime fiscale privilegiato.
Il ruolo della famiglia dell’ex ministro, secondo l’accusa, è stato centrale in questa architettura finanziaria. Per schermare la partecipazione di Galushchenko al fondo caraibico, infatti, vennero costituite due società nelle Isole Marshall, un’altra giurisdizione con elevati standard di segretezza, formalmente intestate a un trust i cui beneficiari risultavano essere l’ex moglie e i quattro figli dell’alto funzionario -1-7. Queste due società, di fatto, acquistavano azioni del fondo di Anguilla, facendo confluire i capitali illeciti in un veicolo di investimento apparentemente legittimo. Le indagini, che hanno visto la collaborazione delle autorità di quindici Paesi diversi, hanno poi permesso di seguire il flusso di denaro fino in Svizzera, dove almeno tre istituti bancari ospitavano i conti riconducibili al fondo -1-8. Dai documenti emerge che oltre sette milioni di dollari sono stati trasferiti su questi conti elvetici, mentre una parte consistente del denaro contante, più di un milione di franchi svizzeri e oltre due milioni di euro, è stata fisicamente consegnata ai familiari dell’ex ministro -1-7.
Scuole d'élite e spese personali, il tracciamento delle somme
La Procura speciale, nell’emettere il nuovo avviso di sospetto a carico di Galushchenko, ha fornito dettagli precisi anche sull’utilizzo finale di quelle somme, dimostrando come il denaro ripulito abbia alimentato un tenore di vita decisamente agiato per i suoi familiari all’estero. Una parte delle risorse, si legge negli atti dell’inchiesta denominata "Midas", è stata impiegata per pagare le rette scolastiche dei figli in prestigiosi istituti privati in Svizzera, mentre altre somme consistenti sono finite direttamente sui depositi bancari intestati all’ex moglie. Gli inquirenti parlano di "redditi aggiuntivi" generati da questi depositi e di spese correnti per esigenze personali della famiglia, un quadro che delinea un sistema di appropriazione di risorse pubbliche in un settore, quello energetico, già martoriato dai continui bombardamenti russi e dalla conseguente crisi umanitaria per la popolazione civile.
L’inchiesta, che aveva portato lo scorso novembre alle dimissioni del capo dell’ufficio presidenziale Andriy Yermak e all’arresto dell’ex vicepremier Oleksiy Chernyshov, si era apparentemente arenata, ma il lavoro degli investigatori del Nabu non si è mai fermato -3-8-10. La fuga all’estero del presunto organizzatore dello schema, l’imprenditore Timur Mindich, ex socio del presidente Volodymyr Zelensky, aveva fatto temere che le prove potessero disperdersi, ma la cooperazione giudiziaria internazionale ha permesso di raccogliere elementi sufficienti per ricostruire l’intero percorso del denaro -3-10. Il fermo di Galushchenko al confine, mentre probabilmente cercava di raggiungere i familiari già ben insediati in Svizzera, rappresenta per gli inquirenti la conferma della volontà di sottrarsi al processo e la dimostrazione della solida impalcatura probatoria costruita in questi mesi -6-9. L’ex ministro, che in passato aveva sempre respinto le accuse, si trova ora al centro di un procedimento che potrebbe avere pesanti ripercussioni sugli equilibri politici di un Paese ancora in guerra.




