Iperammortamento software industriale, quali investimenti rientrano e cosa cambia

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’iperammortamento per il software industriale nella legge di bilancio 2026 non è solo una misura fiscale: sancisce che il valore industriale passa dalle applicazioni che orchestrano processi, dati e decisioni operative. La norma, che riguarda gli investimenti effettuati dal primo gennaio 2026 al trenta settembre 2028, sostituisce i precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 con una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni, maggiorazione che arriva fino al centottanta per cento per la fascia fino a due milioni e mezzo di euro, per scendere al cento per cento tra i due milioni e mezzo e i dieci milioni, e infine al cinquanta per cento per la quota compresa tra i dieci e i venti milioni -1-6. Il beneficio, che si concretizza in una deduzione fiscale e non in un credito da compensare, impone però alle imprese un cambio di passo nella pianificazione: l’agevolazione si sconta infatti a patto di avere un utile fiscale capiente, diversamente dai vecchi crediti d’imposta che consentivano un utilizzo immediato in compensazione -2-8.

Le criticità che rallentano l’accesso all’iperammortamento

Ormai sono passati quasi due mesi dalla entrata in vigore dell’articolo 1, commi 427 e seguenti, della Legge numero 199 del 2025, dedicato alla agevolazione fiscale dell’iperammortamento, e ancora diverse criticità frenano l’accesso a questa misura di favore, complice anche un certo ritardo nella emanazione dei decreti attuativi che avrebbero dovuto regolamentare gli acquisti di beni strumentali attinti dagli elenchi IV e V allegati alla citata Legge di bilancio 2026 -7-8. Se il decreto interministeriale firmato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy è stato trasmesso al Ministero dell’Economia e delle Finanze per il concerto, mancano ancora all’appello alcuni provvedimenti attuativi essenziali, primo fra tutti quello che dovrebbe dare piena operatività alla piattaforma informatica del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, attraverso la quale le imprese dovranno inviare le comunicazioni preventive, le conferme di acconto e infine la chiusura degli investimenti -3-5. A ciò si aggiunge la complessità degli adempimenti documentali: per i beni di valore superiore a trecentomila euro è richiesta una perizia tecnica asseverata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale, mentre per tutti gli investimenti, anche quelli di importo minore, occorre una certificazione contabile di un revisore legale che attesti l’effettivo sostenimento delle spese, senza dimenticare la dichiarazione di origine “Made in EU” che per i software deve certificare che almeno il cinquanta per cento del valore dello sviluppo sia riconducibile a soggetti operanti stabilmente nell’Unione europea -3-8.

Iperammortamento, l’appello di Confindustria: “L’incertezza è un costo, ogni settimana di attesa impatta sulla pianificazione”

A due mesi dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 che ha reintrodotto l’iperammortamento, il decreto attuativo atteso dal MIMIT e dal MEF non è ancora arrivato. E l’attesa dei chiarimenti tanto richiesti e dello strumento che dovrà dare piena operatività al piano inizia a pesare. Di questo disagio si fa interprete Giulia Abruzzese, direttore delle Politiche fiscali di Confindustria, che in un corsivo uscito su Il Sole 24 Ore del venti febbraio mette sul tavolo i nodi applicativi che rischiano di rendere vana una misura potenzialmente efficace. Tra questi, la necessità di capire se il plafond massimo di venti milioni di euro sia da intendersi come limite annuale o triennale, un dubbio non da poco perché in passato l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 14/E del 2022, aveva chiarito che per i crediti d’imposta Transizione 4.0 il tetto era riferito alla singola annualità -9. Inoltre, le imprese segnalano il paradosso per cui molti software, pur essendo essenziali per la digitalizzazione, restano esclusi dall’agevolazione se non direttamente collegati al sito produttivo della fabbrica, una limitazione che di fatto penalizza gli applicativi gestionali e quelli dedicati ai servizi, come denunciato da tempo da Assosoftware -9-10.

Green, Rossi (Assistal): “Senza incentivi si svaluta l’efficientamento energetico”

Assistal, l’Associazione che rappresenta, in ambito di Confindustria, le ESCo e, più in generale, i Servizi di Efficienza Energetica, esprime attraverso una nota “forte preoccupazione” per la recente modifica della misura dell’iperammortamento. La norma originaria, si legge, “mirava a premiare gli investimenti green legati alla transizione ecologica, con particolare riferimento al Contratto di Prestazione Energetica, intermediato dalle ESCo, le aziende specializzate nell’efficienza energetica di edifici pubblici e privati”. Nel passaggio parlamentare, infatti, è venuta meno la maggiorazione aggiuntiva di quaranta punti percentuali che era stata prevista per gli investimenti finalizzati alla riduzione dei consumi energetici, un taglio che secondo gli operatori rischia di rendere meno appetibili gli interventi di efficienza e di frenare il ricorso alle energy service company -2-6. Rispetto alla versione originaria del disegno di legge, il testo approvato ha inoltre inasprito i requisiti per i pannelli fotovoltaici, limitando l’agevolazione ai soli moduli con efficienza elevata e produzione europea, una scelta che se da un lato spinge verso il made in EU e le tecnologie più performanti, dall’altro restringe il campo degli investimenti ammissibili -1-7.

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