Bergamo, bambino di 9 anni investito e ucciso mentre attraversa la strada per raggiungere la madre

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è stata la minima possibilità di reazione, né per chi era alla guida né, tantomeno, per quel piccolo e indifeso che è stato letteralmente strappato alla sua corsa quotidiana, quella che avrebbe dovuto concludersi in un abbraccio. Giulio Lovera, nove anni, è morto nel pomeriggio di mercoledì 13 maggio in piazzale Risorgimento, nel quartiere Loreto di Bergamo, dopo essere stato travolto da un’auto mentre attraversava la strada. Sembrava un gesto semplice, quasi automatico – quello di raggiungere la mamma dall’altra parte dell’asfalto – e invece si è trasformato in una tragedia consumata in pochi, interminabili secondi. Le lesioni riportate dal piccolo sono parse subito gravissime ai primi soccorritori, tanto da costringere il personale del 118 a un trasporto d’urgenza verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove ogni tentativo di stabilizzarlo è miseramente naufragato tra le pareti bianche di un lettino.

L’incidente accaduto davanti al padre dopo essere sceso dall’auto

La dinamica, ancora al vaglio della polizia locale, presenta alcuni particolari che rendono l’accaduto ancora più struggente. Secondo una prima ricostruzione, il bambino era appena sceso dalla vettura del genitore – ferma al semaforo rosso a pochissimi metri dall’abitazione di famiglia – e si stava muovendo per congiungersi con la madre. Forse un attimo di distrazione, forse la convinzione errata che il tempo per attraversare ci fosse tutto: quel che è certo è che un’auto in transito lo ha centrato in pieno, scagliandolo sull’asfalto senza che il conducente potesse fare granché per evitare l’impatto. Il padre, che lo aveva accanto un istante prima, ha assistito alla scena in una paralisi di orrore che nessuna parola potrà mai restituire. Giulio è spirato poco dopo il ricovero, senza aver mai ripreso conoscenza.

L’affetto della scuola Imiberg e il ricordo della maestra Sara Gusmini

Non c’è solo il vuoto incolmabile lasciato tra i banchi di casa, ma anche quello che si respira tra i corridoi della scuola Imiberg di via Santa Lucia, dove il bambino frequentava regolarmente le lezioni. A ricordarlo con una tenerezza quasi disarmante è stata la sua insegnante, Sara Gusmini, che lo ha descritto come un alunno “pieno di tenerezza”, con una passione innata per la matematica e una battuta sempre pronta, capace di strappare sorrisi anche nei momenti più complicati della giornata scolastica. “Amava la matematica – ha raccontato la Gusmini – e aveva una vivacità intellettuale che lo rendeva speciale”. La scuola, dal canto suo, ha deciso di non forzare i tempi: “Ci siamo dati del tempo. I bambini hanno chiesto di poter condividere ancora momenti di dialogo, e noi asseconderemo questa loro necessità”, hanno fatto sapere dalla dirigenza, senza aggiungere dettagli sui programmi futuri.

La camera ardente alla Casa del Commiato e i funerali nel quartiere San Paolo

Nel frattempo, la città di Bergamo ha cominciato a mostrare il proprio cordoglio in quel modo silenzioso eppure potentissimo che sono i fiori e le candele. Qualcuno le ha già deposte nei pressi di piazzale Risorgimento, proprio dove l’incidente è avvenuto, mentre la salma del bambino è stata trasferita alla Casa del Commiato di Brembate Sopra, dove sarà allestita la camera ardente. I funerali si terranno sabato alle 15 presso la parrocchiale del quartiere di San Paolo, una cerimonia alla quale, si prevede, parteciperanno non solo familiari e amici, ma anche molti compagni di scuola e insegnanti. L’intera vicenda, per quanto dolorosa, non ha al momento innescato particolari sviluppi giudiziari: il conducente del veicolo, rimasto sul posto dopo l’impatto, è stato ascoltato dagli agenti, ma la sua posizione non è stata al momento definita in alcun modo. Resta l’attesa per gli accertamenti tecnici, come il rilevamento della velocità e l’analisi dei tempi di reazione, utili a stabilire eventuali responsabilità. Un silenzio, quello degli inquirenti, che pesa quanto l’assenza di un bambino che non tornerà più a casa.

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