Igli Tare indagato in Albania per riciclaggio e corruzione
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Redazione Sport
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Settimane complicate per Igli Tare, il quale, dopo essere stato sollevato dall’incarico di direttore sportivo del Milan al termine di una stagione deludente, si trova ora a dover fronteggiare una ben più seria bufera giudiziaria nel suo paese d’origine, l’Albania.
Il 52enne, ex calciatore e dirigente di lungo corso della Lazio prima dell’avventura milanista, è ufficialmente finito nel registro degli indagati della Procura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata (Spak), con l’accusa di presunto riciclaggio di denaro, ipotesi di reato alla quale se ne è aggiunta un’altra, altrettanto pesante, quella di corruzione.
La notizia, rimbalzata dalle testate giornalistiche italiane come Il Messaggero e La Stampa, getta un’ombra consistente sul curriculum del dirigente, le cui recenti vicende sportive passano inevitabilmente in secondo piano rispetto agli sviluppi di questa inchiesta.
L’inchiesta "Balluku" e il meccanismo della tangente immobiliare
Il nome di Tare è emerso nell’ambito del procedimento noto come "caso Balluku", che vede tra gli indagati l’ex vicepremier albanese Belinda Balluku, accusata inizialmente di violazioni in gare d’appalto e, più specificamente, di aver concesso appalti in cambio di favori. Secondo la ricostruzione degli inquirenti della Spak, il presunto collegamento tra il politico e l’ex ds sarebbe rappresentato da una villa situata sulla costa ionica albanesi, all’interno di un esclusivo complesso turistico.
L’ipotesi accusatoria, suffragata dalle indagini fin qui condotte, sostiene che l’abitazione sarebbe stata utilizzata come tangente per favorire l’assegnazione di lavori a un’impresa edile, un’operazione che risalirebbe al periodo in cui Balluku ricopriva l’incarico di dirigente presso "Albcontrol", la società di controllo del traffico aereo nazionale.
L’interrogatorio e il passaggio da testimone a indagato
Per far perdere le tracce di questa operazione – come spiegano le fonti vicine alla procura – la villa sarebbe stata formalmente intestata a Igli Tare, il quale, secondo gli atti dell’inchiesta, avrebbe addirittura stipulato un fittizio contratto d’affitto con l’ex capo di gabinetto della Balluku per simulare una locazione che, nella realtà dei fatti, non aveva alcuna ragione d’essere.
A seguito di queste evidenze, Tare è stato convocato negli uffici giudiziari: inizialmente ascoltato come semplice "persona informata sui fatti", l’interrogatorio, durato circa sei ore, ha subito una significativa virata processuale. Nel corso del lungo confronto con i magistrati, l’ex dirigente è stato raggiunto dal suo legale, un passaggio che di fatto ha sancito il suo nuovo status, trasformandolo da mero testimone a soggetto formalmente indagato per riciclaggio.
Uscito dalla procura, Tare ha preferito mantenere il più stretto silenzio, non rilasciando alcuna dichiarazione ai cronisti che attendevano notizie fuori dall’edificio.
La presunta disponibilità della villa e le contestazioni formali
La Procura sostiene che, nonostante la proprietà formale fosse intestata a lui, la villa sarebbe stata "de facto" a disposizione della Balluku e della sua famiglia, i quali ne avrebbero usufruito liberamente per tutti questi anni, eludendo così i controlli patrimoniali. Per la Spak, dunque, Tare avrebbe agito come prestanome, fornendo un contributo essenziale per occultare la provenienza illecita del bene.
Al termine dell’udienza, la procura ha ufficializzato l’iscrizione nel registro degli indagati anche per il reato di corruzione, aggravando ulteriormente la posizione del 52enne. Al momento, il fascicolo d’indagine resta in carico agli uffici giudiziari albanesi, che stanno vagliando i documenti e i contratti relativi all’immobile, mentre la difesa dell’ex ds del Milan si prepara a consultare gli atti per rispondere alle pesanti contestazioni mosse nei suoi confronti.




