Igli Tare, l’ex ds del Milan, finisce nel mirino della procura albanese per riciclaggio e corruzione
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Redazione Sport
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Settimane complesse per Igli Tare, il cui addio al Milan – fresco di rescissione dopo una sola stagione – è stato improvvisamente offuscato da una bufera giudiziaria che proviene dal suo paese d’origine, l’Albania. Il 52enne, ex direttore sportivo anche della Lazio, è finito ufficialmente sotto inchiesta da parte della Procura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata (Spak), che gli contesta, in questa fase, le gravi ipotesi di riciclaggio e corruzione.
L’indagine, nota come “caso Balluku”, ruota attorno alla figura dell’ex vicepremier albanese Belinda Balluku, già accusata di irregolarità in gare d’appalto pubbliche e destinataria, proprio in queste ore, di un’aggravamento del quadro accusatorio che ora include la corruzione passiva e l’autoriciclaggio.
La vicenda della villa e il presunto ruolo di Tare
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il presunto illecito ruoterebbe attorno a una villa di lusso situata sulla costa ionica albanese, all’interno del complesso turistico “White Rocks” a Dhërmi, il cui valore, secondo i documenti, si aggirerebbe intorno ai 145mila euro.
Il sospetto della Spak è che quell’immobile sia stato utilizzato come tangente per favorire l’assegnazione di un appalto – relativo alla ricostruzione di un edificio tecnologico di “Albcontrol”, società di controllo del traffico aereo allora diretta proprio dalla Balluku – a un’impresa edile specifica.
E qui emerge il nome di Igli Tare: per far perdere le tracce dell’operazione e occultare la reale proprietà, la procura speciale sostiene che la villa sia stata formalmente intestata all’ex dirigente sportivo attraverso un contratto di compravendita ritenuto “fittizio”, stipulato il 5 dicembre 2018.
Un successivo contratto d’affitto, sempre considerato artefatto dalla procura, serviva a completare la messa in scena, mentre l’utilizzo effettivo della proprietà – come emerso anche dalle analisi dei telefoni e dalle testimonianze – sarebbe rimasto per anni nelle mani dell’ex vicepremier e della sua famiglia.
Interrogatorio e silenzio stampa
Inizialmente convocato con lo status di “persona informata sui fatti”, Tare si è presentato negli uffici della procura speciale a Tirana, dove sarebbe stato sottoposto a un interrogatorio della durata di oltre sei ore. Nel corso del lungo confronto con i magistrati – che hanno poi comunicato il formale cambiamento del suo status processuale – l’indagato si è avvalso dell’assistenza del proprio legale, giunto successivamente per assisterlo.
Al termine della deposizione, l’ex ds ha lasciato la sede dell’autorità giudiziaria senza rilasciare alcuna dichiarazione ai cronisti presenti, mantenendo un rigido silenzio che, al momento, non è stato rotto nemmeno dai suoi difensori. L’inchiesta, come precisato dalla Spak e riportato dai media albanesi, è ancora in piena fase di svolgimento; le accuse, per quanto gravi, dovranno essere verificate nelle fasi successive del procedimento penale.
Sviluppi paralleli e chiusura dell’esperienza milanese
Parallelamente al coinvolgimento di Tare, la posizione di Belinda Balluku si è ulteriormente aggravata: la stessa Procura Speciale ha infatti disposto il sequestro preventivo della villa, ritenendola a tutti gli effetti un prodotto illecito. Le indagini, che hanno utilizzato metodi speciali di raccolta delle prove digitali, puntano a dimostrare un sistematico meccanismo di favori per l’aggiudicazione degli appalti.
In questo contesto, l’ex dirigente sportivo – che aveva concluso la sua avventura al Milan tra la commozione del personale di Casa Milan e Milanello – si trova dunque a dover fronteggiare non solo la fine anticipata del rapporto professionale con il club rossonero, voluta dal patron Cardinale, ma anche un’accusa che colpisce la sua integrità personale nel paese dove è nato e dove ha costruito gran parte della sua reputazione prima della carriera italiana.




