Qatar airways e emirates, la ripartenza a singhiozzo dei voli nel golfo
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Redazione Esteri
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Il cielo sopra il Golfo Persico, crocevia del traffico aereo mondiale, torna a popolarsi di aerei di linea seppur con un ritmo e una cadenza che rivelano quanto la situazione sia lungi dall’essere normalizzata. Dopo i giorni di blocco pressoché totale conseguenti alle recenti operazioni militari che hanno coinvolto Stati Uniti e Israele contro l’Iran, con la risposta di Teheran che ha di fatto chiuso vaste porzioni di spazio aereo regionale -5, le compagnie stanno riorganizzando i propri network con cautela. La priorità, per vettori del calibro di Emirates e Qatar Airways, rimane quella di garantire la sicurezza dei propri voli, un principio non negoziabile che guida ogni minima riapertura di una rotta o l’attivazione di un corridoio umanitario per i passeggeri rimasti a terra. Le autorità dell'aviazione civile, in stretta consultazione con gli apparati di difesa e controllo, stanno valutando ora dopo ora la percorribilità delle rotte, rilasciando autorizzazioni che hanno il sapore della temporaneità e che impongono alle compagnie una flessibilità operativa fuori dal comune.
Per quanto riguarda la compagnia di bandiera del Qatar, quella con hub a Doha, il quadro operativo resta il più complesso. Lo spazio aereo nazionale, infatti, risulta ancora ufficialmente interdetto al traffico commerciale di linea, e ciò ha costretto Qatar Airways a mantenere in essere la sospensione dei collegamenti programmati da e per il suo hub principale. La ripresa, spiegano fonti vicine al vettore, potrà avvenire solo nel momento in cui l’Autorità per l’Aviazione Civile del Qatar, e solo dopo aver ricevuto il via libera dagli organi competenti, dichiarerà riaperto e sicuro l'intero spazio aereo nazionale. Nonostante questo quadro, la compagnia ha annunciato l’intenzione di operare un numero limitatissimo di voli, definiti di "sollievo" o di rientro, esclusivamente verso Doha e solo per passeggeri la cui destinazione finale sia la capitale qatariota. Un primo aggiornamento sostanziale su questa situazione, che tiene migliaia di viaggiatori in bilico, era atteso per le ore 09:00 dell'8 marzo ora di Doha, un appuntamento che gli uffici stampa del vettore avevano segnato in rosso sul calendario per fornire indicazioni più chiare.
Dubai prova a ripartire, ma il programma è ancora ridotto
Diversa, seppur ancora lontana dalla normalità, è la situazione per il principale vettore di Dubai. Emirates, infatti, ha beneficiato di una parziale riapertura degli spazi aerei della regione, circostanza che le ha permesso di rimettere in moto i propri motori, seppur con un programma che gli stessi vertici definiscono ridotto. L’obiettivo dichiarato, e ribadito in più comunicati, è quello di tornare al cento per cento della capacità operativa nel giro di pochi giorni, compatibilmente con l'evoluzione del quadro geopolitico e con la disponibilità di rotte sicure alternative a quelle tradizionalmente sorvolate. Nel frattempo, per l'Italia, il collegamento con Dubai è garantito, ma con un'offerta limitata: fino a domani 7 marzo, Emirates opera tre voli verso il nostro paese, di cui due in partenza da Roma e uno in partenza da Milano Malpensa, confermando l’importanza strategica di questi due scali anche nei momenti di difficoltà. Sul fronte britannico, invece, l’operatività è più capillare, con undici voli giornalieri distribuiti su cinque diversi aeroporti, a dimostrazione di come il vettore stia cercando di mantenere i flussi principali con l’Europa.
La rotta della discordia, quel volo Milano-New York andato a buon fine
Un episodio emblematico, che racconta la complessità di queste ore, riguarda un volo operato da Emirates proprio nei giorni di massima tensione. Si tratta del celebre collegamento di quinta libertà, operato con un Airbus A380 immatricolato A6-EUB, che collega Milano Malpensa a New York JFK via Dubai. Il primo marzo, mentre lo spazio aereo mediorientale era in fibrillazione, quel volo è partito dalla metropoli statunitense carico di passeggeri diretti in Italia e, da lì, pronti a connettersi verso l’Asia e il Medio Oriente. Una volta in pieno oceano Atlantico, con il muso dell’aereo puntato verso l’Europa, l’equipaggio ha ricevuto dal centro di controllo degli Emirati Arabi Uniti un aggiornamento che ha del clamoroso, un messaggio di quelli che difficilmente si leggono nei piani di volo e che attestavano la possibilità di proseguire verso Malpensa per poi, cosa più sorprendente, rientrare a Dubai. Di fatto, quel volo è stato l’ultimo a compiere la tratta completa prima del caos, e ha permesso a centinaia di passeggeri di rientrare in Italia e a molti altri, partiti da Milano, di raggiungere Dubai e le loro destinazioni finali in Estremo Oriente, in un momento in cui altri collegamenti venivano dirottati o cancellati.
Verso una normalizzazione graduale e piena di incognite
Insomma, mentre il cielo resta un’equazione complessa fatta di diplomazia e sicurezza, i vettori del Golfo provano a ritrovare la rotta. Emirates ed Etihad, quest'ultima con base ad Abu Dhabi, stanno procedendo a riaprire le destinazioni una ad una, con un’attenzione maniacale ai bollettini che arrivano dalle autorità. La parziale riapertura degli spazi, se da un lato consente di alleggerire la pressione su aeroporti diventati improvvisamente delle trappole per migliaia di transiti, dall’altro impone alle compagnie costi aggiuntivi non indifferenti per la riprogrammazione delle rotte, spesso allungate per evitare le aree calde. I riflessi di questa crisi, la cui origine è da ricercarsi nell’attacco congiunto alla Repubblica Islamica, si fanno sentire non solo sui bilanci delle compagnie, ma anche sull’indotto turistico di paesi come le Maldive o la Thailandia, raggiungibili solo attraversando quel Golfo che oggi è diventato un imbuto dal difficile accesso.




