Spagna-Argentina, il pugno di Molina accende la rissa: Paredes nel caos, rosso dopo il fischio finale
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Redazione Sport
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La Spagna ha appena conquistato il secondo titolo mondiale della sua storia, battendo l'Argentina 1-0 al supplementare con il gol di Ferran Torres al 106'. Ma l'ultima immagine della finalissima al MetLife Stadium di East Rutherford non è la gioia degli iberici. È una rissa scoppiata al triplice fischio, un capannello di spinte e pugni che ha macchiato l'epilogo di una partita già nervosa, vinta dalla Roja con merito ma chiusa nel peggiore dei modi dall'Albiceleste.
Il pugno che fa esplodere il caos
L'innesco della baraonda, come testimoniano le immagini aeree diffuse dai media internazionali, è un gesto vile del difensore argentino Nahuel Molina ai danni di Rodri, capitano e faro della Spagna. Mentre i giocatori spagnoli entravano in campo per festeggiare, Molina ha raggiunto il centrocampista avversario e, senza alcuna provocazione apparente, lo ha colpito con un pugno allo stomaco.
Rodri, dopo un primo momento di stordimento, si è girato per chiedere spiegazioni e in pochi secondi il campo si è trasformato in un ring, con decine di calciatori che accorrevano a formare un enorme capannello al centro del terreno di gioco.
La follia di Paredes e il rosso dell'arbitro Vincic
Se Molina ha acceso la miccia, è stato Leandro Paredes ad alimentare le fiamme della vergogna. Il centrocampista argentino, entrato nella ripresa e già ammonito per un fallo inutile su Rodri, ha perso completamente la testa. In preda a un'incontrollabile furia, si è scagliato prima contro Eric Garcia, spingendolo a terra e tentando di colpirlo con un pugno, e poi ha travolto Gavi, che era accorso in difesa del compagno.
La violenza di Paredes è stata tale da richiedere l'intervento del compagno Thiago Almada per provare a contenerlo, mentre l'arbitro Vincic estraeva il cartellino rosso diretto, nonostante la partita fosse già ufficialmente terminata. Non è finita qui: il difensore Nicolas Otamendi è stato protagonista di un acceso confronto verbale con Rodri, accusandolo di aver influenzato gli arbitri con le sue dichiarazioni pre-partita.
Una sconfitta amara e la mancata sportività
La frustrazione per il titolo sfumato ha quindi preso il sopravvento, offrendo un'immagine ben diversa da quella di quattro anni fa, quando l'Argentina trionfò in Qatar. La squadra di Scaloni, che aveva resistito fino ai supplementari nonostante l'espulsione di Enzo Fernandez, ha scelto la strada del rancore, rifiutando di rendere omaggio ai vincitori.
La delegazione argentina ha evitato la zona mista e si è rifugiata subito sul pullman, lasciando solo il ct Scaloni a parlare con i cronisti, il quale ha riconosciuto con sportività la superiorità della Spagna e si è scusato per la sconfitta. Un comportamento che ha suscitato un coro di critiche dalla stampa internazionale, che ha parlato di "comportamento disgustoso" e di un addio ai Mondiali indegno di una nazionale che fino a pochi minuti prima poteva ancora alzare la coppa.
Caos e scontri anche a Buenos Aires
La tensione della finale non si è placata a New York, ma è arrivata fino a Buenos Aires, dove la sconfitta ha fatto esplodere la rabbia dei tifosi. Nel centro della capitale argentina, nella zona dell'Obelisco, tradizionale punto di ritrovo per le celebrazioni sportive, gli agenti di polizia hanno cercato di impedire ad alcuni sostenitori di oltrepassare le transenne di sicurezza, innescando una violenta reazione.
I tifosi hanno risposto lanciando pietre e bottiglie contro le forze dell'ordine, che hanno a loro volta reagito con cariche, lacrimogeni e l'impiego di un camion idrante per disperdere la folla. Le violenze sono durate circa mezz'ora, trasformando il cuore di Buenos Aires in un campo di battaglia che ha portato all'arresto di almeno 12 persone.




