Caso Sinner. La Wada prende tempo, rischio squalifica e trofei in bilico
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La vicenda di Jannik Sinner e il caso Clostebol continua a far discutere. Dopo la sentenza di assoluzione del 15 agosto, che aveva scagionato il tennista dall'accusa di aver assunto un farmaco proibito in dosi infinitesimali, la Wada (Agenzia Mondiale Antidoping) ha deciso di prendere tempo. L'ente ha infatti fino al 23 settembre per presentare ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), mettendo a rischio i trofei e il numero uno del tennista italiano.
La storia inizia il 10 marzo, quando Sinner viene trovato positivo al Clostebol durante un controllo antidoping a Indian Wells. Un secondo test, effettuato il 18 marzo, conferma la presenza del metabolita del Clostebol nelle urine dell'atleta. Nonostante le due sospensioni temporanee, Sinner riesce a ottenere la revoca immediata grazie a un appello tempestivo. Il tribunale indipendente che ha giudicato il caso ha ritenuto credibili le spiegazioni fornite dall'atleta, portando alla sentenza di assoluzione.
Tuttavia, la Wada non sembra intenzionata a chiudere il caso. L'ente antidoping ha mantenuto tutto top secret per cinque mesi, evitando di creare turbative inutili. Ora, con la scadenza del 23 settembre che si avvicina, il futuro di Sinner è ancora incerto. Se la Wada decidesse di presentare ricorso e il TAS accogliesse la richiesta, la squalifica partirebbe dal primo controllo positivo del 10 marzo, cancellando risultati, premi e punti ATP ottenuti dal tennista.
La situazione è resa ancora più complessa dalle critiche ricevute dalla Wada per la gestione del caso. Alcuni osservatori ritengono che l'ente stia cercando il pelo nell'uovo per punire Sinner a tutti i costi.




