Pescara, il rigore negato e le lacrime di Insigne: ora la serie C è a un passo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è stato un pomeriggio di calcio, ma qualcosa di più simile a un copione scritto da un drammaturgo incline al paradosso, quello che si è consumato sul terreno del “Euganeo” di Padova. Il Pescara Calcio, infatti, esce sconfitto per 1-0 in una partita che avrebbe potuto cambiare il volto della propria stagione, eppure si ritrova sprofondato in una spirale di rimpianti difficili da elaborare. Il dato cronologico – la rete decisiva di Pastina al 95esimo minuto – è soltanto la punta dell’iceberg di un naufragio collettivo, perché a pesare come un macigno sul destino dei biancazzurri è stato quanto accaduto dieci minuti prima: un calcio di rigore, concesso agli ospiti, che nessuno ha voluto battere. O meglio, lo ha calciato Russo, ma solo dopo che l’ex capitano Lorenzo Insigne – visibilmente provato – ha declinato l’invito a presentarsi dal dischetto, lasciando il pallone al compagno con un gesto che sapeva più di resa che di delega tattica.

Il gesto che grida più di un gol sbagliato

L’episodio, a dir poco simbolico, ha innescato una ridda di interrogativi a cui, per ora, l’allenatore stesso ha provato a dare una risposta solo per sommi capi, insinuando a caldo: “Evidentemente non se la sentiva...”. Una frase, questa, pronunciata con il tipico pudore di chi non vuole gettare benzina sul fuoco, ma che finisce inevitabilmente per alimentare le polemiche. Russo, dal canto suo, si è incaricato della battuta dagli undici metri – forse più per senso del dovere che per reale convinzione – e ha visto il portiere avversario Sorrentino respingere la sua conclusione. Un salvataggio, quello del numero uno del Padova, che vale una stagione intera, tanto che al triplice fischio Sorrentino e il suo difensore Pastina (autore del gol vittoria al 94’) sono stati elevati a beniamini di un tifo biancoscudato in delirio.

L’harakiri biancazzurro e i conti della salvezza

Il risultato finale – Padova 1, Pescara 0 – condanna di fatto gli abruzzesi a un destino quasi segnato. La squadra di Lorenzo Insigne, reduce da una prova comunque coraggiosa (con un gol subìto allo scadere, le lacrime del numero dieci a fine gara hanno raccontato più di mille parole), si trova ora a un passo dalla retrocessione in serie C. Serve una combinazione di risultati definita “miracolosa” dagli addetti ai lavori: venerdì prossimo, nell’ultima giornata della stagione regolare, il Pescara ospiterà lo Spezia alle 20,30, e dovrà vincere a tutti i costi. Ma non solo. Contemporaneamente, il Bari dovrà perdere la propria partita in casa del Catanzaro. Una doppia condizione che priva i biancazzurri del controllo sul proprio destino: anche in caso di successo, insomma, servirà un passo falso altrui per aggrapparsi ai play-out ed evitare il baratro.

Le scelte in campo e le lacrime di chi non ha tirato

A impreziosire – per così dire – la cronaca di una domenica disastrosa per il calcio pescarese, ci sono anche le scelte tecniche dell’allenatore: dentro Di Nardo, poi costretto a uscire per far spazio proprio a Russo già al 21′. Un cambio, quest’ultimo, che ha spostato equilibri già fragili. Tra i pali Saio, in difesa Capellini e Bettella, mentre in attacco, accanto a Insigne, si muoveva Meazzi fino alla sostituzione. Il Padova, invece, ha saputo capitalizzare l’errore dal dischetto con la freddezza di chi in settimana aveva lavorato anche sulla gestione degli episodi. Il film, per usare una metafora cara ai tifosi veneti, è stato “degno di Hitchcock”: rigore parato, salvezza conquistata, e quel famoso gol di Pastina arrivato quando ormai il cronometro segnava il recupero. Per il Pescara, invece, restano le immagini di Insigne in lacrime a bordocampo – lui che il rigore non l’ha voluto nemmeno calciare – e la consapevolezza che venerdì, davanti al proprio pubblico, si giocherà l’ultima, disperata carta.

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