Renzi: «Meloni peggio delle tribù libiche, governo racconta bugie agli italiani»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’intervista a Matteo Renzi, rilasciata a «La Repubblica», irrompe nel già infuocato caso Almasri con la veemenza di un atto d’accusa. L’arresto del generale della Rada, avvenuto per mano della procura di Tripoli su accuse di tortura e omicidio, ha spinto il governo a fornire una nuova versione dei fatti, sostenendo di aver rimandato l’uomo in Libia proprio in ottemperanza a una formale richiesta delle autorità di quel paese. Una ricostruzione che, secondo l’ex presidente del Consiglio, si scontra platealmente con quanto precedentemente dichiarato in Parlamento, sollevando interrogativi non di poco conto sulla coerenza e sulla trasparenza dell’esecutivo.

Le critiche di Renzi e la risposta di Chigi

«Quindi tutto quello che hanno raccontato in Parlamento era falso?», si chiede con amarezza Renzi, il quale, non usando mezzi termini, accusa il governo di avere una concezione del diritto paragonabile a «una storia di Instagram», dove un'affermazione, dopo ventiquattro ore, svanisce senza lasciare traccia. Una metafora che sottolinea una percezione di superficialità e di poca lungimiranza nella gestione di un dossier delicatissimo. Da Palazzo Chigi, tuttavia, è arrivata una linea di difesa precisa, fondata sull’affermazione di essere stati informati del mandato di cattura libico già dal mese di gennaio, circostanza che avrebbe reso l’operazione di rimpatrio non solo legittima ma anche concordata.

L’autostrada dell’amicizia e gli interessi strategici

Sullo sfondo della vicenda giudiziaria e del polemico battibecco politico, si staglia un progetto di enorme portata economica e strategica: l’«Autostrada dell’amicizia». Quei duemila chilometri di asfalto, ideati nel 2008 per collegare il Maghreb al Levante, rappresentano un interesse nazionale talmente rilevante da costituire, di per sé, una ragione potente per mantenere relazioni distese con Tripoli. La recente visita del sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli, finalizzata a celebrare la firma del contratto per un sub lotto dell’opera, conferma come il governo intenda procedere speditamente su questa strada, nonostante le turbolenze politiche.

Le reazioni dell'opposizione e la posizione libica

Dall’altra parte dell’emiciclo parlamentare, le forze di opposizione non hanno esitato a definire l’accaduto una «figuraccia internazionale» per l’Italia, con Giuseppe Conte che ha parlato senza giri di parole di un paese «umiliato». Le loro voci si sono levate con forza, alimentando un dibattito che rischia di avere ripercussioni sulla stabilità politica. Intanto, dalle autorità libiche arriva un messaggio chiaro, veicolato dalle dichiarazioni del ministro della Giustizia Halima Abdel Rahman, il quale ha interpretato l’arresto di Almasri come un «segnale forte» indirizzato a tutte le milizie, compresa la potente Rada, affinché comprendano che il tempo dei gruppi armati fuori dal controllo governativo è definitivamente concluso.

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