Il divorzio tra Essilux e Leonardo Maria Del Vecchio: l’erede lascia le cariche operative
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Redazione Economia
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Il quartogenito del fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022, ha deciso di lasciare tutte le posizioni operative all'interno del colosso dell'occhialeria. Leonardo Maria Del Vecchio, noto anche con l'acronimo Lmdv, si allontana quindi dalla gestione attiva di EssilorLuxottica per tornare a ricoprire esclusivamente il ruolo di azionista di riferimento, una mossa che segna una netta cesura con il recente passato e che arriva al culmine di un periodo di crescenti attriti interni e di complesse manovre finanziarie.
La sua uscita, che diventerà effettiva a partire dal 31 agosto, comporta l'abbandono della presidenza di Ray-Ban e della responsabilità della strategia aziendale (chief strategy officer), incarichi che aveva ricoperto per circa quattro anni in affiancamento al numero uno del gruppo, Francesco Milleri.
Con questa decisione, nessun componente della famiglia Del Vecchio manterrà quindi ruoli operativi all'interno della multinazionale, segnando la fine di un'era che aveva visto il fondatore tentare di separare la sfera familiare da quella gestionale, nella convinzione che gli eredi dovessero rimanere lontani dalle aziende di famiglia.
Le tensioni interne e il riassetto bloccato di Delfin
Il passo indietro dell'erede non è maturato in un contesto sereno, ma è stato piuttosto il risultato di un progressivo deterioramento dei rapporti con Francesco Milleri, che attualmente siede sia alla guida di EssilorLuxottica sia alla presidenza della holding lussemburghese Delfin.
All'origine della frattura vi sarebbero le tensioni interne a Delfin, la società che controlla il gruppo dell'occhialeria, e il mancato via libera al progetto che avrebbe dovuto portare all'acquisto delle quote detenute dai fratelli Luca e Paola Del Vecchio, un'operazione che si è arenata di fronte a ostacoli insormontabili, contribuendo ad avvelenare il clima già di per sé teso.
Leonardo Maria Del Vecchio ha più volte manifestato il proprio dissenso rispetto a quella che ha definito una gestione societaria ormai "distante dalle persone", un'allusione chiara allo stile di comando di Milleri, giudicato troppo lontano dall'approccio umano e pragmatico che aveva contraddistinto l'operato di suo padre.
La sua uscita rappresenta quindi il punto d'arrivo di un conflitto latente che ha visto contrapposte visioni differenti del futuro aziendale e dei rapporti di forza all'interno dell'azionariato, con l'erede che ha scelto di fare un passo di lato piuttosto che scendere a compromessi su una linea gestionale che non condivideva.
Un'esposizione finanziaria di 1,3 miliardi
La decisione di abbandonare le cariche operative giunge in un momento particolarmente delicato per le finanze personali del trentunenne, il quale si trova a dover gestire un'esposizione finanziaria stimata intorno a 1,3 miliardi di euro, una cifra considerevole che rende la sua posizione di azionista puro meno agevole di quanto potrebbe apparire a una prima lettura.
Il riassetto delle partecipazioni e la ricerca di una soluzione per far fronte a questo debito rappresenteranno probabilmente le prossime sfide che Leonardo Maria Del Vecchio dovrà affrontare, ora che non potrà più contare sulla leva operativa all'interno del gruppo per influenzare le scelte strategiche.
La sua fuoriuscita dalla gestione attiva lo costringerà a riconsiderare il proprio ruolo all'interno dell'azionariato e a valutare attentamente le mosse future, in un contesto in cui la holding Delfin resta saldamente nelle mani di Milleri e degli altri eredi, con un equilibrio di potere che si è modificato in modo sostanziale dopo le ultime vicende.
Il clamoroso passo indietro di Leonardo Maria Del Vecchio non è tuttavia un caso isolato nel panorama delle grandi dinastie imprenditoriali, italiane e internazionali, dove non sono rari gli episodi di figli che hanno scelto di allontanarsi dall'impero paterno a causa di visioni differenti o di contrasti insanabili con i vertici aziendali.
Un addio che richiama precedenti illustri
La vicenda di Lmdv richiama alla mente altri analoghi casi di successione difficile, da Bill Gates a marchi storici del made in Italy, dove gli eredi hanno finito per cedere il passo ai manager o per ritirarsi in disparte di fronte a scelte strategiche condivise solo in apparenza.
Il fondatore di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, aveva sempre manifestato una certa ritrosia nel mescolare gli affetti familiari con la conduzione aziendale, convinto che i figli, per quanto preparati, potessero rappresentare un ostacolo alla crescita dell'impresa una volta venuti a mancare i legami affettivi con chi l'aveva creata.
E proprio questo principio sembra essersi verificato con il quartogenito, la cui uscita dalla scena operativa rappresenta una sorta di ratifica delle parole paterne, anche se le modalità dello strappo e i toni usati nelle contestazioni lasciano intendere che il divorzio è stato tutt'altro che indolore.
La presidenza di Ray-Ban e la responsabilità della strategia passeranno ora ad altre figure, mentre Leonardo Maria Del Vecchio resta all'interno del capitale con un peso non trascurabile, ma con la consapevolezza che il suo futuro nel gruppo sarà quello di un investitore, non più di un protagonista attivo delle scelte quotidiane.
Una trasformazione che segna un punto di non ritorno per la famiglia Del Vecchio, ormai definitivamente estromessa dal vertice operativo dell'impero costruito dal patriarca, e che apre scenari nuovi per il colosso franco-italiano, destinato a proseguire la sua strada senza l'ombra ingombrante degli eredi.
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