L’incanto delle Dolomiti e il “bacio” tra luna e venere: le foto di Alessandra Masi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La notte del 19 aprile ha regalato agli appassionati di cielo, e non solo a loro, una sequenza di eventi astronomici di rara suggestione, sebbene le condizioni meteorologiche abbiano concesso finestre di osservazione intermittenti. In due scenari geograficamente distinti, l’astrofotografa italiana Alessandra Masi è riuscita a immortalare quello che si potrebbe definire un perfetto connubio tra elementi terrestri e celesti: da un lato le Dolomiti venete, con le loro cime maestose avvolte da un’aureola di nuvole che circondava la Luna, e dall’altro il cielo sopra Legnano, dove un sottile arco lunare – illuminato appena al 7% – si è congiunto con il brillante pianeta Venere e l’ammasso stellare delle Pleiadi.

Un’aureola di nubi sopra San Vito di Cadore

Nel comune di San Vito di Cadore, in provincia di Belluno, l’obiettivo di Masi ha fermato un istante in cui la falce di Luna crescente, accompagnata dalle Pleiadi nella costellazione del Toro, appariva incorniciata da uno strato di nubi sottili. Queste ultime, agendo come un prisma diffuso, hanno generato un effetto di alone luminoso sulle montagne circostanti, creando una scena quasi fiabesca. Lo scatto, privo di qualsiasi manipolazione spettacolare nella sua sostanza, si basa esclusivamente sull’allineamento naturale degli elementi: la luce lunare rifratta, il profilo delle Dolomiti e l’ammasso stellare visibile a occhio nudo. La stessa immagine è stata successivamente selezionata da Ansa Scienza per la pubblicazione, un riconoscimento che ne attesta la qualità documentaria senza però aggiungere nulla alla potenza intrinseca del fenomeno.

L’allineamento su Legnano: luna, venere e le pleiadi

Parallelamente, e sempre nella serata del 19 aprile, gli astrofili del gruppo Antares di Legnano hanno potuto osservare – finché le nubi lo hanno consentito – un altro allineamento di notevole precisione geometrica. Qui la Luna, ancora nella sua fase di falce crescente, si è presentata in congiunzione con Venere, il pianeta più luminoso in quella fascia oraria, mentre le Pleiadi facevano da sfondo appena al di sotto del satellite. Si è trattato di un “bacio” celeste, per usare una metafora cara ai divulgatori, che non ha richiesto strumentazioni complesse: lo spettacolo era perfettamente visibile a occhio nudo, a patto di guardare verso l’orizzonte occidentale dopo il tramonto. La particolarità tecnica di quell’allineamento risiedeva nella sottigliezza dell’arco lunare – solo il 7% della superficie illuminata – che ha reso il contrasto con Venere ancora più marcato.

La doppia cattura della stessa astrofotografa

Ciò che rende il racconto degno di nota non è soltanto la bellezza dei fenomeni, ma il fatto che entrambi gli eventi – quello dolomitico e quello legnanese – siano stati documentati dalla medesima autrice, Alessandra Masi. Le sue immagini, circolate in rete senza clamori superflui, mostrano due prospettive complementari: nella prima prevale l’interazione tra l’atmosfera terrestre (le nubi che creano l’aureola) e la geometria delle montagne; nella seconda emerge invece la congiunzione planetaria in un contesto urbano, con le Pleiadi a fare da trait d’union tra i due scatti. Masi, astrofotografa bellunese, ha così offerto un contributo visivo che non ha bisogno di didascalie enfatiche: la falce di luna, le Pleiadi e Venere parlano da soli, seguendo leggi orbitali precise che nulla hanno a che fare con la casualità.

Un cielo di aprile senza bisogno di commenti

Le cronache di quella domenica sera non riportano episodi di cronaca nera legati agli avvistamenti, né ci sono sviluppi giudiziari da annotare. Si trattò semplicemente di una congiunzione astrale tra la Luna crescente e Venere, con l’ammasso delle Pleiadi a fare da sfondo, replicata in due ambienti diversi a distanza di poche centinaia di chilometri. La scelta di pubblicare gli scatti – incluso quello dell’aureola sopra le Dolomiti – è avvenuta senza proclami, come spesso accade nel lavoro silenzioso degli astrofili. Chi ha alzato lo sguardo quella sera ha visto un arco luminoso sottilissimo, un pianeta brillare accanto e sette stelle (le più appariscenti delle Pleiadi) disegnare un piccolo carro nel Toro. Nessuna speculazione, nessun futuro annunciato: solo il cielo di aprile, le montagne venete e la pazienza di chi sa attendere il momento giusto per premere l’otturatore.

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