Trump e l’Ucraina: tra Patriot, litio e la "delusione" per Putin

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   di Riccardo Renzi la nuova amministrazione Trump, insediatasi per il secondo mandato, sta ridisegnando con cautela – e non senza contraddizioni – la politica americana verso l’Ucraina e la Russia. Un approccio che, se da un lato conferma il sostegno militare a Kiev con l’invio di sistemi antiaerei Patriot, dall’altro lascia trapelare una crescente frustrazione verso Mosca, sintetizzata nelle parole del presidente: “Deluso da Putin, che di giorno parla e di notte bombarda”.

Il generale Alexus Grynkewich, neo-comandante supremo alleato in Europa, ha annunciato il 17 luglio a Wiesbaden l’imminente trasferimento delle batterie Patriot, dichiarando di aver ricevuto “l’ordine di agire il più rapidamente possibile”. Una mossa che segue l’indicazione data da Trump stesso, ma che non cancella i sospetti su un possibile disimpegno strategico. Dietro la retorica ufficiale, infatti, affiorano segnali di un ridimensionamento degli obiettivi: l’Ucraina, dopo due anni di conflitto, non è più al centro degli interessi globali degli Stati Uniti, sempre più concentrati sull’Asia e sulla competizione con la Cina.

L’ambasciatore americano presso la Nato, Matthew Whitaker, ha rinfocolato il dibattito sull’industria della difesa europea, accusando l’Europa di incapacità produttiva: “Sarà l’America a fornire le armi”, ha dichiarato, in un’intervista che ha fatto discutere. Le sue parole sembrano confermare l’intenzione di Washington di mantenere il controllo sulle forniture militari, ma anche di marginalizzare il ruolo industriale europeo, già in affanno tra budget limitati e catene di approvvigionamento frammentate.

Non è chiaro, però, quanto questa linea risponda a calcoli geopolitici o a mere esigenze di politica interna. Trump, che ha sempre oscillato tra ammirazione e diffidenza verso Putin, deve fare i conti con un Congresso diviso e con l’ala più interventista del Partito Repubblicano, mentre l’opinione pubblica americana mostra segni di stanchezza verso una guerra percepita come lontana. Intanto, sullo sfondo, restano le risorse ucraine – dal litio ai terreni rari – che attirano l’interesse delle multinazionali americane, complicando ulteriormente il quadro.

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