Antonelli: “Sento l’affetto, ma non la pressione”. Russell: “Verstappen si lamenta perché non vince”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’intero circus della Formula 1, ormai abituato a cambi di scena improvvisi e a gerarchie destinate a durare poco, si è dovuto inchinare davanti a un fenomeno che sembra sfuggire a ogni logica dell’esperienza. Andrea Kimi Antonelli, il giovanissimo talento italiano alla guida della Mercedes, ha letteralmente preso per mano il mondiale 2026 con due vittorie consecutive – in Cina e in Giappone – e lo ha fatto con una naturalezza che persino i suoi stessi superiori faticano a decifrare. In un incontro con la stampa selezionata (c’era anche Automoto), il pilota di casa nostra ha spiegato senza falsi pudori come conviva con l’improvviso fragore mediatico: “È bello vedere l’aumento dell’affetto e del seguito – ha dichiarato –. Ma non sento una pressione maggiore. So che le aspettative su di me sono alte, però mi concentro sul processo, su quello che devo fare, sull’obiettivo finale e su come raggiungerlo”. Una calma, la sua, che stride con l’impazienza tipica di chi ha appena vent’anni e si ritrova a guidare la classifica davanti a un compagno di squadra del calibro di George Russell.

La pausa forzata e il pensiero di Russell: “Con Antonelli è solo professionismo”

Il lungo stop inatteso della Formula 1, causato dalla cancellazione dei gran premi di Bahrain e Arabia Saudita, ha regalato a George Russell il tempo per una riflessione che in mezzo alla consueta girandola delle trasferte sarebbe forse sembrata superflua. Tre gare sono già archiviate, diciannove devono ancora correre, e il britannico si trova al secondo posto della classifica proprio dietro al suo compagno di squadra. Una posizione che, sulla carta, potrebbe generare scintille all’interno del box Mercedes, ma che Russell liquida con una serenità quasi disarmante. “Con lui quest’anno il rapporto non è cambiato – assicura –. Siamo entrambi dei professionisti, abbiamo ancora un ottimo rapporto e della lotta per il titolo mondiale in questo momento non si discute nemmeno all’interno del team”. Una dichiarazione che pesa come un macigno, perché arriva da un pilota che nel 2017 e 2018, quando era nel vivaio della Mercedes, imparò proprio a non guardare la classifica ma a massimizzare la performance gara dopo gara.

Antonelli: il mondiale nel mirino ma senza l’ossessione del momento

Non è solo questione di velocità sul giro, chiaramente, perché Andrea Kimi Antonelli possiede quella lucidità analitica che trasforma un pilota veloce in un potenziale campione del mondo. Nell’ultima conferenza stampa Mercedes con la stampa internazionale, il ragazzo ha ribadito un concetto che a molti addetti ai lavori è sembrato quasi una lezione di metodo: “È stato un inizio migliore di quello che avevamo anticipato – ha detto –. Le aspettative sono un po' diverse ora, ma non mi sento più sotto pressione; anzi, è la stessa di inizio stagione. Cerco di mantenere l’attitudine delle prime tre gare, continuo a concentrarmi su quello che devo fare, sul mio obiettivo, e cerco di mettermi nella migliore posizione possibile per raggiungere un ottimo risultato”. Parole che tradiscono una maturità sorprendente, quasi fuori luogo per un rookie che sta dominando un mondiale con una Mercedes che sembra avere ritrovato la via smarrita negli anni precedenti.

Russell punge Verstappen: “La F1 è più grande di lui”

Se il fronte interno sembra sotto controllo, quello esterno offre invece spunti di notevole interesse giornalistico. George Russell, infatti, non ha perso l’occasione per indirizzare una frecciata a Max Verstappen, l’olandese che per tante stagioni ha dettato legge e che ora si trova a inseguire. “Si lamenta perché non vince”, ha tagliato corto il britannico, lasciando intendere che il quattro volte campione del mondo (in carica fino al 2025, prima dell’avvento di Antonelli) fatichi ad accettare un ruolo diverso da quello di protagonista assoluto. Russell ha aggiunto, quasi come un epitaffio per un’epoca che volge al termine, che la Formula 1 è più grande di ogni singolo pilota. Una frase che, letta accanto alla calma esibita da Antonelli e alla professionalità rivendicata all’interno del box Mercedes, disegna il ritratto di una stagione 2026 dove le gerarchie si stanno riscrivendo senza bisogno di sceneggiate o dichiarazioni di guerra. La pista, per ora, ha già parlato: e il suo verdetto ha il nome di un italiano che non sente il peso della gloria, ma solo la strada da percorrere.

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