Il ponte sullo Stretto, tra sogno ingegneristico e polemiche: pedaggio, espropri e proteste
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Redazione Interno
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Quello che sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo, un’opera senza precedenti in grado di «portare la Sicilia in Europa», come ripetono da mesi i sostenitori del progetto, si scontra con una realtà fatta di calcoli economici, resistenze territoriali e interrogativi tecnici. Se il governo punta a un pedaggio di soli nove euro per l’attraversamento in auto – una cifra che, secondo le stime, rappresenterebbe un taglio dell’80% rispetto alle tariffe attuali dei traghetti –, resta da capire come verranno assorbiti i costi di gestione di un’infrastruttura che, da sola, richiederà investimenti miliardari. Senza contare che, nonostante le rassicurazioni sull’impatto «graduale» degli espropri, con incentivi per chi aderirà spontaneamente, le proteste non si placano.
A Messina, dove il ministro Matteo Salvini ha festeggiato l’avvio dei lavori come «una vittoria per tutto il Paese», una parte della città – docenti universitari, comitati ambientalisti, residenti preoccupati – continua a opporsi a quello che definiscono un «ecomostro». Le critiche, più che alla fattibilità tecnica, si concentrano sulle conseguenze urbanistiche e paesaggistiche: un’opera faraonica che, secondo gli oppositori, stravolgerebbe l’equilibrio di un’area già fragile. Piero Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, cerca di smorzare i toni: «Non è il caso di fare terrorismo sugli espropri», dice, ricordando che si procederà per step e con indennizzi. Ma la diffidenza, soprattutto tra chi teme di perdere casa o attività, rimane.




