Iran, video mostra l’attacco alla base Usa in Giordania che ha ucciso due militari. Nuovi raid e rischi di escalation

Iran, video mostra l’attacco alla base Usa in Giordania che ha ucciso due militari. Nuovi raid e rischi di escalation
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un video, diffusosi nelle ultime ore sul web e ripreso dalle principali agenzie internazionali, documenta l'attacco missilistico sferrato dall'Iran contro una base aerea statunitense in Giordania. Secondo quanto comunicato dall'esercito americano, il bilancio dell'incursione è di due militari deceduti, un disperso e quattro feriti, tutti militari in servizio presso l'installazione, colpita da una salva di razzi e droni che hanno preso di mira, in particolare, hangar e piazzali di parcheggio dei velivoli.

L'Iran, attraverso i suoi canali ufficiali, ha prontamente rivendicato l'azione, inquadrandola come una legittima rappresaglia per i continui raid che gli Stati Uniti stanno conducendo sul suo territorio ormai da diverse notti consecutive.

La tensione, già altissima dopo il fallimento della tregua siglata circa un mese fa, è schizzata alle stelle.

L'ottava ondata consecutiva di bombardamenti statunitensi, lanciata nella notte su ordine diretto del presidente Trump, è stata definita dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) come una punizione mirata a degradare ulteriormente le capacità militari iraniane e a colpire le unità del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ritenute responsabili dell'attacco in Giordania.

Per l'esattezza, il Centcom ha dichiarato che gli attacchi, iniziati alle 18:00 ora della costa orientale, hanno preso di mira installazioni di sorveglianza costiera, difese aeree e depositi di missili e droni, allo scopo dichiarato di proteggere la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz.

L'ira di Trump e la risposta sul campo

La reazione di Washington non si è fatta attendere e, anzi, ha assunto i contorni di un'offensiva a tutto campo che, stando a quanto riportato da fonti ufficiali iraniane e dai media internazionali, avrebbe preso di mira persino un sito di importanza strategica come la centrale nucleare in costruzione di Darkhovin, nel sud-ovest del Paese.

L'Organizzazione iraniana per l'Energia Atomica ha denunciato l'accaduto, parlando di un atto "aggressivo e brutale" che viola il diritto internazionale, mentre l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA), pur confermando l'accaduto, ha precisato che la struttura, ancora in una fase costruttiva molto iniziale, non conteneva materiale nucleare al momento dell'impatto, invitando comunque alla moderazione.

Questi raid, che nella notte di domenica hanno rappresentato l'ottavo attacco consecutivo, si inseriscono in una dinamica di reciproche ritorsioni che non accenna a placarsi, con le forze americane che, già da diverse settimane, stanno colpendo obiettivi militari e infrastrutture iraniane su larga scala.

L'Iran, dal canto suo, non è rimasto con le mani in mano e, dopo l'attacco alla base in Giordania, ha annunciato di aver condotto nuovi attacchi missilistici e con droni contro basi statunitensi in Kuwait, colpendo in particolare il deposito di munizioni di Camp Udairi e i sistemi radar della base aerea di Ali Al Salem.

Le difese aeree kuwaitiane sono state prontamente attivate per rispondere all'aggressione, che ha fatto suonare le sirene d'allarme nella capitale Kuwait City, segnando un'ulteriore espansione geografica del conflitto oltre i confini giordani e iraniani.

Il bilancio complessivo delle vittime, dall'inizio di questa nuova fase dello scontro diretto, inizia a farsi pesante: i militari statunitensi caduti sono saliti a 16, mentre da parte iraniana si contano oltre 50 morti e più di 500 feriti a causa dei raid aerei statunitensi, come riportato dai media di Teheran, dati che raccontano di un'operazione militare dalla portata e dall'intensità notevoli.

Rafforzamento militare e scenario regionale

In questo contesto di crescente tensione, il New York Times e il Wall Street Journal hanno riferito di un significativo movimento di forze aeree da parte degli Stati Uniti. Secondo quanto appreso, l'amministrazione Trump ha ordinato la ridistribuzione di ulteriori caccia F-16 e F-35 dal continente europeo verso il Medio Oriente, un segnale inequivocabile della volontà di intensificare la pressione militare su Teheran.

I velivoli, che decollano da basi in Germania e Inghilterra, sono destinati a rimpinguare il contingente già presente nell'area, al fine di sostenere operazioni a lungo raggio e colpire le difese aeree iraniane, dimostrando come la guerra iniziata a febbraio rischi seriamente di allargarsi e prolungarsi per un tempo indeterminato.

L'escalation coinvolge ormai direttamente gli alleati degli Stati Uniti nella regione, con la Giordania che ha già fatto sapere di aver intercettato diversi missili iraniani diretti contro il suo territorio, e con il Kuwait che si è trovato a dover fronteggiare attacchi diretti alle proprie installazioni militari. In questo quadro, gli analisti osservano con preoccupazione l'acuirsi dello scontro, che sta mettendo a dura prova gli equilibri di un'area già devastata da decenni di conflitti.

La mossa di Washington, che ha già colpito cinque ponti e diverse città nel sud dell'Iran, mirando a paralizzare la logistica e le capacità militari del Paese, viene vista come un tentativo di imporre una propria supremazia sullo Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale per il commercio energetico mondiale, in un confronto che mostra tutti i segni di una pericolosa e difficile gestazione di una guerra regionale su vasta scala.

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