Vendita sorpresa del Tesoro: Eni cede il 2,8% per 1,4 miliardi di euro

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo ha sorpreso tutti con una nuova mossa sul fronte delle privatizzazioni. Questa volta è toccato a Eni, la gemma della corona del Tesoro. Sul mercato, in un'operazione gestita da Goldman Sachs, Jefferies e Ubs, è finito il 2,8% del capitale della società, ovvero poco più della metà rispetto alla quota complessiva detenuta dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef). Si tratta di quasi 92 milioni di azioni, per un valore leggermente inferiore a 1,4 miliardi di euro, secondo le quotazioni di Borsa di ieri.

Reazioni del mercato

A Piazza Affari, il titolo Eni ha mostrato una flessione di oltre il 2% a quota 14,74 euro poco prima delle 12. Da inizio anno, l'azione ha mostrato una certa debolezza con un saldo di quasi -4% YTD.

Dettagli dell'operazione

È stata perfezionata la cessione di 91.965.735 azioni ordinarie di Eni, pari a circa il 2,8% del capitale sociale attraverso un "Accelerated book building – Abb" riservato a investitori qualificati in Italia e investitori istituzionali esteri. Il Mef ha comunicato ieri sera che il corrispettivo per azione è pari a 14,855 euro per un controvalore complessivo pari a circa 1,4 miliardi di euro.

Critiche alla mossa

La Cgil ha criticato l'operazione, definendola come la resa del Governo ai poteri forti. Dopo l'operazione su Mps, il Governo Meloni si è mosso sul gruppo guidato da Claudio Descalzi e ha collocato una quota pari al 2,8%.

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