Netanyahu insiste sull'operazione a Rafah nonostante le trattative di pace
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Redazione Esteri
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Le ore cruciali per Israele e Gaza sono arrivate. Salvo proroghe concordate, c’è tempo fino a stasera, anche se tutto può cambiare in fretta. La diplomazia internazionale tiene il punto e continua a caldeggiare l’accordo più ambizioso, l’unico utile per depotenziare il conflitto: liberazione degli ostaggi israeliani contro liberazione dei detenuti palestinesi e congrua tregua nella Striscia con numeri e durata ancora da rifinire.
Pressioni internazionali
Nonostante il pressing degli Stati Uniti e dell'Onu, l'attacco a Rafah, nel sud della Striscia, rimane nell'agenda del premier Benjamin Netanyahu. "L'operazione ci sarà, con accordo o senza accordo", dice il primo ministro. Israele da giorni ha ammassato mezzi e uomini al confine della Striscia, con la possibilità di avviare l'offensiva in tempi brevi.
Netanyahu persiste
Nonostante l'ottimismo per un'intesa che nelle prossime 48 ore si dovrebbe concretizzare nelle trattative al Cairo, il premier israeliano insiste - almeno a parole - nel rivendicare la necessità dell'operazione militare nella città più a sud di Gaza, piena di sfollati palestinesi. Durante un incontro con i rappresentanti delle famiglie dei circa 130 ostaggi israeliani ancora in mano ad Hamas dal 7 ottobre scorso, Netanyahu ha ribadito che «l'idea di porre fine alla guerra prima di raggiungere tutti i nostri obiettivi è inaccettabile».




