Omicidio in via Cerignola, Episcopo chiede risposte al governo: “Criminalità foggiana non è un problema locale”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il capoluogo dauno, già segnato da una sequenza di episodi violenti che avevano visto protagoniste vittime come nel caso Carta o nel femminicidio di Stefania Rago, si trova nuovamente a fare i conti con il sangue sparso nelle campagne periferiche. Stavolta, a perdere la vita intorno a mezzogiorno nei pressi di via Cerignola, è stato Stefano Bruno, un uomo di 33 anni (l’età, va detto, è emersa in alcune prime ricostruzioni che oscillano con un’altra indicazione anagrafica) trovato senza vita all’interno di un casolare di proprietà della sua famiglia, quella che fa capo al padre Pasquale e al fratello trentenne Saverio. Un luogo, quello scelto per l’agguato, che non lascia dubbi sulla matrice del gesto: il casolare si trova nel cuore di un’area rurale tradizionalmente influenzata da dinamiche malavitose, e la vittima era nipote di Gianfranco Bruno, detto “il Primitivo”, figura da sempre ritenuta vicina alla batteria Moretti.

La dinamica della sparatoria e i feriti

Secondo una prima linea investigativa, gli spari sarebbero partiti nelle ore centrali della giornata, cogliendo di sorpresa i presenti. Oltre a Stefano, che non ha avuto scampo, altre tre persone sono rimaste ferite nel conflitto a fuoco; tutte sarebbero comunque collegate, in varia misura, agli ambienti presi di mira dagli inquirenti. La pistola utilizzata per l’omicidio, hanno fatto sapere le forze dell’ordine, è stata successivamente rinvenuta non distante dal luogo della sparatoria, un dettaglio che potrebbe fornire tracce utili per risalire agli esecutori materiali. Sul posto, gli investigatori hanno lavorato per ore cercando di isolare i bossoli e i frammenti del proiettile che ha ucciso Bruno, mentre i feriti sono stati trasportati in ospedale e sottoposti a interventi chirurgici d’urgenza.

Due le ipotesi al vaglio degli inquirenti

Per ora, gli uomini della squadra mobile e della procura procedono su due direttrici principali. Da un lato, si ipotizza un incontro per discutere di affari illeciti – magari legati al traffico di stupefacenti o ad appalti nel settore agricolo – che sarebbe degenerato in modo violento fino all’uso delle armi. Dall’altro, non si esclude affatto l’eventualità di un regolamento di conti tra bande rivali, un classico meccanismo di riaffermazione del controllo territoriale che la criminalità foggiana, nella sua specifica struttura, ha più volte messo in atto. Nessuna pista viene al momento scartata, neppure quella che vede coinvolti soggetti esterni alla cerchia familiare, sebbene gli accertamenti siano ancora nella fase iniziale.

L’appello di Episcopo al governo nazionale

A riaccendere il riflettore politico sulla vicenda è stata la presa di posizione del deputato Episcopo, il quale ha chiesto con forza risposte al governo. Le sue parole sono state nette: la criminalità foggiana non rappresenta un problema circoscritto al solo territorio locale, bensì una piaga radicata che rischierebbe di infettare interi settori economici regionali e persino i flussi finanziari leciti se non adeguatamente contrastata. La richiesta, formulata senza alcun cedimento retorico, si basa sulla recrudescenza degli eventi sanguinosi: dopo l’omicidio Carta e il femminicidio di Stefania Rago, la città non aveva nemmeno avuto il tempo di elaborare il lutto che già si trovava a fare i conti con l’uccisione di Stefano Bruno e con le tre persone ferite nella stessa sparatoria. Episcopo, nel suo intervento, ha ricordato come gli unici elementi raccolti finora riconducano a contesti malavitosi, e che lo Stato – secondo lui – non può più limitarsi a interventi emergenziali.

La caccia ai killer e le implicazioni familiari

Sul fronte investigativo, si prosegue senza sosta nella caccia ai killer, i quali sarebbero riusciti a dileguarsi tra le campagne subito dopo il conflitto a fuoco. Gli inquirenti stanno setacciando i filmati delle telecamere di sorveglianza pubbliche e private presenti lungo la strada provinciale che conduce al “Quadrone delle Vigne”, l’area dove sorge il casolare. Un elemento che non ha mancato di suscitare attenzione, inoltre, è l’imparentamento della vittima con elementi di spicco del clan Moretti; ciò potrebbe aver trasformato Stefano Bruno in un bersaglio in quanto esponente di una costola familiare ritenuta scomoda o, al contrario, troppo influente. Gli investigatori stanno anche verificando se Pasquale e Saverio Bruno, rispettivamente padre e fratello della vittima, possano fornire elementi utili a ricostruire i minuti precedenti la sparatoria, sebbene al momento nessuno di loro risulti indiziato.

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