Oltre mille bambini palestinesi sfollati in Cisgiordania nei primi sei mesi del 2026
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Redazione Esteri
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L'escalation della violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania ha prodotto una cifra drammatica, destinata a segnare un capitolo particolarmente buio del conflitto: nei soli primi sei mesi del 2026, oltre 1.000 bambini palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni.
Lo sfollamento forzato, che colpisce in modo sproporzionato i minori, non rappresenta soltanto una crisi abitativa contingente, ma sta compromettendo in maniera strutturale la loro sicurezza fisica, il diritto allo studio e l'equilibrio psicologico di un'intera generazione, già provata da anni di instabilità e tensioni.
Un'escalation senza precedenti nei dati dello sfollamento
La portata del fenomeno è resa evidente dal raffronto con il recente passato, considerato che il numero di minori registrati in questo semestre costituisce circa la metà del totale dei bambini palestinesi costretti a lasciare la propria casa a causa delle azioni dei coloni nell'intero triennio precedente. Una progressione geometrica della violenza che, secondo le rilevazioni delle organizzazioni umanitarie presenti sul campo, sta accelerando a ritmi incessanti e ha trasformato la vita quotidiana di interi villaggi in un incubo di insicurezza e minacce.
Le comunità agricole e pastorali, in particolare, si trovano esposte a un rischio costante di incursioni e devastazioni, che rendono insostenibile la permanenza nelle terre d'origine e costringono le famiglie a una fuga spesso improvvisa e senza meta.
La strategia degli insediamenti tra Gaza e Cisgiordania
In parallelo all'ondata di violenze spontanee o organizzate, il governo israeliano ha messo in atto un piano istituzionale di espansione che aggrava ulteriormente il quadro. I ministri della Difesa e delle Finanze, Israel Katz e Bezalel Smotrich, hanno annunciato pubblicamente progetti per la costruzione di tre nuovi insediamenti nella Striscia di Gaza e lo stanziamento di oltre 400 milioni di dollari per potenziare le costruzioni in Cisgiordania.
La notizia, riportata dai media israeliani, rivela che il finanziamento era stato deliberato già il mese scorso ma era rimasto segreto per evitare attriti con l'amministrazione statunitense e per non compromettere i delicati equilibri diplomatici con la nuova presidenza Trump, che però, ormai insediata da più di un anno, sembra non aver più rappresentato un ostacolo insormontabile al processo di colonizzazione.
Piscine di Salomone, l'ultimo obiettivo della colonizzazione delle risorse
Nel dettaglio, Katz ha specificato di voler istituire tre avamposti definiti "Nahal" nel nord della Striscia, comunità a carattere militare che storicamente hanno rappresentato il primo passo per la successiva creazione di insediamenti civili. Un meccanismo collaudato che si inserisce in una strategia complessiva, finalizzata a occupare quanta più terra possibile rendendo al contempo inabitabili le aree che rimangono sotto il controllo amministrativo palestinese.
All'interno di questo disegno di matrice neocoloniale, un ruolo centrale è giocato dalla politica di sfruttamento e controllo integrale delle risorse idriche, un bene sempre più scarso e vitale per la sopravvivenza delle comunità locali. L'ultimo obiettivo dichiarato di questa politica, volta a svuotare i territori dai palestinesi, è il bacino delle Piscine di Salomone, una riserva d'acqua storica situata a sud di Betlemme, la cui gestione, come stabilito dai secondi Accordi di Oslo del 1995, spetterebbe all'Autorità Nazionale Palestinese.
Nonostante gli accordi, il ministro Smotrich ha più volte minacciato di violare tale assetto, rivendicando la sovranità israeliana sulla risorsa e alimentando i timori di un'imminente appropriazione.
Gerico e l'acqua rubata, il volto della violenza quotidiana
Il quadro della tensione trova una delle sue espressioni più emblematiche nell'area di Gerico, dove l'avanzare delle colonie ebraiche si fonda sull'appropriazione delle risorse cruciali. L'acqua destinata all'irrigazione dei campi palestinesi è stata deviata per alimentare una piscina costruita all'interno di una zona archeologica, anch'essa sottratta con la forza ai residenti.
Le aggressioni dei coloni contro la popolazione civile palestinese si fanno non solo più frequenti ma anche più audaci e violente, con esiti spesso mortali, mentre l'esercito israeliano, pur essendo presente sul territorio, interviene raramente e, quando lo fa, sembra agire per proteggere gli stessi coloni piuttosto che i cittadini palestinesi.
Questa dinamica, che combina l'azione militare, la speculazione edilizia e il furto d'acqua, sta ridefinendo i confini della Cisgiordania in modo coercitivo, lasciando i bambini e le loro famiglie in una condizione di permanente vulnerabilità e di crescente disperazione.




