Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, elogia l'operazione ma ribadisce: "L'Alleanza non è parte del conflitto"
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Redazione Esteri
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La tornata di attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Israele sul territorio iraniano, una campagna militare che ha portato all'eliminazione fisica della guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, riceve l'endorsement politico dei vertici della Nato, sebbene con la fondamentale e ripetuta precisazione che si tratta di un'operazione alla quale l'Alleanza Atlantica in quanto tale non prende parte. Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Skopje, dove era presente per incontri istituzionali con la presidente della Macedonia del Nord, Gordana Siljanovska, Mark Rutte ha affrontato la questione, sottolineando come esista un ampio sostegno, diffuso tra i membri europei, per l'azione intrapresa dall'amministrazione Trump. L'ex premier olandese, ora segretario generale dell'organizzazione, ha descritto gli attacchi come un'operazione necessaria a degradare le capacità nucleari e missilistiche balistiche di Teheran, capacità che rappresenterebbero una minaccia esistenziale per Israele e, proiettandosi verso l'Europa, anche per la stessa sicurezza del continente.
La linea rossa dell'articolo 5 e il sostegno individuale degli alleati
Pur nella netta separazione tra le azioni belliche in Medio Oriente e il perimetro d'azione della Nato, Rutte ha tenuto a rimarcare un punto fermo della dottrina difensiva dell'Alleanza: l'impegno a difendere "ogni centimetro del territorio Nato". Una precisazione, questa, che arriva in un momento di massima tensione e che fa da contraltare alla dichiarazione di non coinvolgimento, quasi a voler tracciare un confine invalicabile oltre il quale l'organizzazione è pronta a intervenire. Se l'ombrello militare collettivo non si estende all'offensiva in corso, diversi alleati stanno comunque fornendo un supporto a Titolo individuale a Washington e a Gerusalemme; il Regno Unito, per esempio, pur non partecipando ufficialmente alle operazioni, ha concesso l'utilizzo delle proprie basi per missioni giudicate di natura difensiva. Una posizione, quella espressa da Londra, che riflette la cautela di molti governi europei, i quali, pur plaudendo all'eliminazione di Khamenei, preferiscono mantenere un profilo basso e non essere direttamente associati a quella che in molti settori della comunità internazionale viene definita come un'azione illegittima.
La Turchia nel mirino e l'incidente del missile abbattuto
La complessità della situazione è emersa con chiarezza nelle ultime ore, quando i sistemi di difesa aerea della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale hanno intercettato e abbattuto un missile balistico lanciato dall'Iran. Il proiettile, secondo quanto ricostruito dalle autorità turche, avrebbe violato lo spazio aereo nazionale dopo aver sorvolato Iraq e Siria, con frammenti caduti nella provincia di Hatay, senza per fortuna causare vittime. Una fonte del governo di Ankara, citata dalle agenzie di stampa, ha successivamente ipotizzato che l'obiettivo originario del missile non fosse la Turchia, bensì una base situata nella parte greco-cipriota dell'isola di Cipro, e che il vettore abbia semplicemente deviato dalla sua rotta. Un incidente, questo, che ha immediatamente innalzato il livello di allerta, costringendo la Nato a intervenire direttamente per proteggere uno dei suoi membri. Una portavoce dell'Alleanza ha condannato gli attacchi "indiscriminati" dell'Iran, ribadendo la piena solidarietà ad Ankara e la capacità di deterrenza dell'organizzazione.
La posizione defilata di Ankara e l'allarme sui droni Shahed
La Turchia, che condivide un confine di circa 500 chilometri con l'Iran, si trova in una posizione particolarmente delicata. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha definito "illegittimi" gli attacchi statunitensi e israeliani, rifiutando peraltro di concedere l'uso del proprio spazio aereo per operazioni contro Teheran. Una presa di distanza che non impedisce, però, al paese di rimanere un tassello fondamentale della sicurezza collettiva della Nato. Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha criticato la strategia iraniana di lanciare rappresaglie indiscriminate contro vari paesi del Golfo, invitando tutte le parti ad astenersi da azioni che potrebbero allargare ulteriormente il conflitto. Parallelamente, Rutte ha riportato l'attenzione su un altro fronte caldo, quello ucraino, ricordando come l'Iran continui a essere uno dei principali fornitori di supporto militare a Mosca, in particolare attraverso i droni Shahed, il cui impatto sull'andamento della guerra resta enorme. Un monito, il suo, a non distogliere l'attenzione e le risorse da Kiev, nonostante il precipitare degli eventi in Medio Oriente.
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