I governatori del Nord contro lo stop ai diesel Euro 5: Salvini chiamato in causa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre l’entrata in vigore del blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 nel Nord Italia si avvicina, fissato per il prossimo 1° ottobre, i presidenti delle regioni coinvolte – Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna – rilanciano la loro opposizione, puntando su un intervento del governo per evitare quello che definiscono un "effetto tsunami" sul mercato automobilistico e sulle tasche dei cittadini. «È apprezzabile che dal governo giunga una proposta che, procedendo nella direzione che sosteniamo da tempo, intende farsi carico di una situazione destinata a impattare milioni di persone», hanno scritto in una nota congiunta Alberto Cirio, Attilio Fontana e Luca Zaia, riferendosi a un emendamento che punta a trovare misure alternative per ridurre l’inquinamento senza vietare i veicoli.

La misura, prevista dal decreto legge 121 del 2023, riguarderà i comuni con oltre 30 mila abitanti delle quattro regioni, dove le auto Euro 5 – immatricolate tra il 2015 e i primi anni successivi – non potranno circolare nei mesi autunnali e invernali. Secondo Federcarrozzieri, l’associazione delle carrozzerie italiane, il provvedimento rischia di provocare un’impennata dei prezzi delle vetture usate, aggravando le difficoltà di famiglie e imprese. In Emilia-Romagna, dove si stima siano coinvolte 270 mila auto, le multe per chi violerà il divieto arriveranno fino a 670 euro, con la sospensione della patente.

Il nodo, però, resta politico. Se nel 2023 fu il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto, piemontese, a firmare il decreto che rinviò di due anni il blocco, ora lo stesso sembra volersi defilare, sostenendo che la questione non rientri nelle sue competenze. Di fronte a questa presa di distanze, i governatori guardano a Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, che ha già annunciato al Corriere la possibilità di inserire nel decreto infrastrutture una modifica per annullare lo stop. «Pronto a chiedere un rinvio di un anno», ha fatto sapere Cirio, mentre Zaia e Fontana ribadiscono la necessità di soluzioni meno punitive, in linea con le richieste del Nord.

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