Castelbellino, l'ultimo saluto a Gaia Stronati: «Ora è una stella tra le stelle»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Castelbellino Stazione troppo piccola per contenere il dolore di un intero paese. Sabato pomeriggio, una folla composta in larga parte da giovanissimi, con gli occhi gonfi di pianto, si è stretta attorno a mamma Roberta e papà Daniele per l'ultimo saluto a Gaia Stronati, la ventenne scomparsa lunedì scorso lungo il raccordo Perugia-Bettolle insieme al collega Stefano Marrese, 21 anni, di San Severino Marche.

I due ragazzi viaggiavano a bordo di una Opel Karl diretti verso la Toscana per un corso di formazione legato al loro lavoro di referenti per il Centro Italia dell'azienda energetica Optima, quando l'utilitaria si è scontrata frontalmente contro un autocarro in un tratto interessato da un cantiere, dove la circolazione avveniva a doppio senso su un'unica carreggiata.

Le parole del fidanzato e la promessa dei genitori

«Ciao amore mio. Quando te ne sei andata, hai portato via con te l'unica parte di me. Mancano i tuoi occhi e i tuoi abbracci». Le parole del fidanzato Morad Alfalah hanno attraversato la navata, cariche di uno strazio che non ammette repliche. «Per tutta la mia vita sarai sempre il mio cuore. Spero di portare avanti quello che hai costruito e devi essere orgogliosa perché sei riuscita a dare un senso alla mia vita. Ti amo tanto stellina». Accanto a lui, la madre della ragazza ha scelto la forma della promessa per parlare alla figlia: «Mamma e babbo ti staranno sempre accanto. È una promessa, ci manchi e ci mancherai per sempre, un giorno ci rivedremo». Parole che hanno fatto da contrappunto all'omelia di don Paolo Tomassetti, il quale ha invitato i presenti a non immaginare Gaia inghiottita dal buio, ma a pensarla «come una stella tra le stelle», un'immagine semplice che ha attraversato i banchi gremiti di ragazzi.

Una vita breve ma intensa, tra lavoro e paese

Gaia Stronati era nata e cresciuta a Jesi, aveva frequentato il liceo artistico Mannucci e da tempo viveva con la famiglia a Castelbellino Stazione, nella zona del Parco Le Querce. Il padre Daniele è un volto noto del posto, operaio alla Raicam e figura storica nell'organizzazione della Festa della Quercia. La sua capacità di ascoltare e di tendere una mano era tornata più volte nei ricordi di chi l'aveva conosciuta, così come l'impegno generoso per il paese, sottolineato dal presidente della Pro Loco Gianluca Mazzarini.

Durante la celebrazione, un'amica d'infanzia ha voluto ringraziarla per esserle stata vicina e per averle insegnato a credere in se stessa. Al termine della funzione, decine di palloncini bianchi e viola si sono alzati in volo dal sagrato, seguiti dagli sguardi di centinaia di ragazzi rivolti verso il cielo.

Il frontale sul raccordo e l'inchiesta della Procura

La dinamica dello schianto è ancora al vaglio della Polizia Stradale di Perugia. Secondo una prima ricostruzione, l'auto avrebbe invaso la corsia opposta finendo contro il mezzo pesante che procedeva in direzione contraria, in un punto dove il restringimento della carreggiata imposto dal cantiere rendeva il transito particolarmente delicato.

I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per estrarre i due giovani dalle lamiere; Gaia è stata trasferita in eliambulanza in arresto cardiaco, Stefano in ambulanza, entrambi in codice rosso all'ospedale di Perugia, dove i medici hanno tentato il tutto per tutto fino al tardo pomeriggio. Il conducente del camion ha riportato ferite lievi ed è risultato negativo agli esami tossicologici.

La Procura ha aperto un fascicolo per duplice omicidio stradale, mentre il medico legale ha completato l'esame esterno sui corpi senza ritenere necessaria l'autopsia, consentendo la restituzione delle salme alle famiglie.

San Severino e l'addio a Stefano

Nella stessa mattinata, a San Severino Marche, la chiesa di San Domenico ha accolto centinaia di persone per l'ultimo saluto a Stefano Marrese, il ragazzo descritto da chi lo conosceva come tranquillo, educato e profondamente perbene. Il padre Pasquale, volontario dell'Associazione nazionale Carabinieri, e la madre Irma hanno ascoltato le parole di padre Luciano Genga, che nell'omelia ha accostato il carattere del giovane a quello di Carlo Acutis, indicando nella tenerezza, nel rispetto e nell'amicizia l'eredità lasciata a chi gli è stato accanto.

La sindaca Rosa Piermattei, che aveva proclamato il lutto cittadino per l'intera giornata, ha parlato di una ferita che trafigge il cuore della città, rivolgendo alla famiglia una promessa di vicinanza: «Non sarete mai soli». Al termine della cerimonia, il feretro bianco con sopra la t-shirt firmata dagli amici è uscito accompagnato dalle note di "Fotografia" di Geolier e da un nuovo volo di palloncini.

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