Tensione crescente in Libano
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Redazione Esteri
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L'uccisione martedì del leader di Hamas, Saleh Aruri, e di sei quadri ha reso concreto il rischio di un’escalation del conflitto in Libano. Dall’8 ottobre Hezbollah e l’esercito israeliano si confrontano al confine. Fino a martedì le regole di ingaggio avevano fatto in modo che i combattimenti da una parte e dall’altra si svolgessero entro pochi chilometri dal confine.
Un nuovo passo verso l'escalation
L’attacco a Mshrafieh nel cuore della Dahieh, roccaforte sciita nella periferia a sud di Beirut, potrebbe rappresentare un nuovo e inquietante passo verso un’estensione della guerra a tutto il Libano.
La risposta di Israele
Dopo l'uccisione di Saleh Al-Arouri, numero due di Hamas, l'Egitto ha interrotto la sua mediazione tra lo Stato ebraico e le fazioni palestinesi. In Cisgiordania hanno scioperato. Quanto all'Iran, minaccia l'Apocalisse, sua specialità come le sfogliatelle a Napoli. Insomma, una buona parte del mondo non ha capito la strategia di Israele: Gerusalemme ha finalmente ammesso che né con Hamas, né con nessuna fazione palestinese, una pace sarà mai possibile.
Israele mostra i denti
Le recenti vicende nel Medio Oriente fanno riflettere. Soprattutto perché bisogna dare un senso ad alcuni fatti: l'insolita aggressività di Israele, che non sembra prendere sul serio alcun tipo di ritorsione; le minacce degli arabi; gli omicidi mirati. Israele morde a sangue chiunque la provochi perché vuol far capire a tutti che può fare a loro ciò che fa a Gaza. E soprattutto che non ha paura. Questa sicurezza può perfino essere fondata su ragioni concrete: ha un esercito, ben addestrato e ben armato, incomparabilmente più forte di quelli dei suoi vicini.




