Dragon Quest VII torna con un remake che taglia i contenuti superflui
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Sembra strano considerare i giochi del 2000 come retrogaming, ma il calendario, che non mente, conferma come siano ormai passati venticinque anni dal primo approdo di Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato su PlayStation. Il tempo, oltre a scorrere rapido, si è rivelato un galantuomo dal giudizio inappellabile, sancendo senza troppi dubbi lo status di titolo leggendario per l’RPG sviluppato all’epoca da ArtePiazza. Quel viaggio epico, che ha segnato una generazione di appassionati, sta per compiere un balzo nel futuro con Dragon Quest VII Reimagined, un'operazione che Square Enix ha definito di ristrutturazione totale e che approderà sulle piattaforme attuali e su quelle imminenti all'inizio del 2026.
Un'eredità ingombrante e la sfida del moderno
La sfida che il team di sviluppo si trova ad affrontare è notevole, considerando la natura peculiare del capitolo originale, il quale può vantare di essere il gioco più corposo dell'intera serie. Si trattava di un'opera titanica, con una quantità di contenuti che molti giocatori, all'epoca, considerarono persino esagerata, caratterizzata da certe lentezze strutturali che l'hanno resa famigerata tra i puristi. Le statistiche, basate sui dati forniti dai giocatori, indicano come per completare i soli contenuti principali della versione per Nintendo 3DS fossero necessarie non meno di settantotto ore, un traguardo che la versione PS1 rendeva ancor più arduo, richiedendo ben oltre le cento ore. È proprio su questo aspetto, quello della durata e della densità, che l'operazione Reimagined interviene in maniera più decisa, eliminando alcuni degli elementi che, oggi, verrebbero considerati superflui o eccessivamente ridondanti.
Il coraggio di snellire un classico
L'eliminazione di determinati contenuti dall'originale, lungi dall'essere percepita come una perdita, viene quindi presentata dagli sviluppatori come una necessaria modernizzazione. L'obiettivo dichiarato è quello di preservare l'anima e la struttura narrativa dell'opera, che rimangono intatte, agendo però sul ritmo e sull'esperienza di gioco per adattarli alle sensibilità contemporanee. Questo approccio, che potremmo definire di curata selezione, mira a offrire sia ai veterani che ai nuovi giocatori un'avventura più fluida e coinvolgente, senza che il peso della sua longevità diventi un ostacolo al piacere della scoperta. Si tratta di un bilanciamento delicato, che Square Enix sembra aver affrontato con la consapevolezza di maneggiare un'eredità preziosa.
Il contesto di un ritorno annunciato
Questo ambizioso progetto di rifacimento non arriva in solitaria, ma si inserisce in un più ampio piano di rivalutazione dei classici della serie da parte di Square Enix. L'operazione, che cavalca l'onda positiva generata dal recente remake di Dragon Quest III e dalla pubblicazione della collection Dragon Quest I & II HD-2D Remake, dimostra una chiara volontà di riportare allo splendore gli albori della celeberrima saga ideata da Yuji Horii. Il ritorno di Dragon Quest VII in una veste completamente rinnovata rappresenta dunque un tassello fondamentale di questa strategia, un momento cruciale per i fan dei JRPG che potranno così rivivere, in una forma più accessibile e ritmata, quella che molti considerano l'odissea più imponente e discussa dell'intera epopea.




