Delitto a Padova, quindici coltellate e nessuna rapina: la mobile cerca risposte nel cellulare della vittima

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel cuore della notte, poco prima della mezzanotte, una chiamata al 113 ha rotto il silenzio di via dei Colli, a Padova, dove alcuni cittadini – forse attirati da un lamento o da una sagoma inerte sull’asfalto – hanno segnalato una persona in evidente difficoltà. Gli agenti della polizia, giunti sul posto, si sono trovati davanti il esanime di un uomo di 48 anni, residente nel Padovano, con ferite da arma da taglio ancora sanguinanti. Il 118, tempestivamente allertato, ha tentato una rianimazione che si è rivelata purtroppo vana: le lesioni provocate dalla lama erano troppo profonde per lasciare scampo. Non c’è stato nulla da fare.

L’identità della vittima e la scena del crimine

La vittima è stata identificata in Marco Cossi, un 48enne originario di Latisana, in Friuli, ma da tempo residente a Tencarola, frazione del Padovano, dove viveva con l’anziana madre in un appartamento di via Padova 81. Ed è proprio lì, in quelle mura domestiche, che la notizia della sua morte ha scatenato una reazione straziante: le urla della donna, provata fino allo sfinimento, hanno svegliato i vicini, mentre accanto a lei è giunta la figlia Roberta per cercare di offrire un sostegno che appare, in queste circostanze, del tutto inadeguato. Il luogo del ritrovamento, tuttavia, non è via dei Colli bensì un’area più isolata: via Isonzo, nel quartiere Brusegana, un tratto sterrato compreso tra la linea ferroviaria e la tangenziale, a pochi passi dall’aeroporto di Padova. Qui, due ragazzi in scooter – passati per caso poco dopo le 23 – hanno frenato di colpo davanti a una scena tremenda, lanciando poi l’allarme.

Quindici coltellate e il giallo del movente

L’esame esterno del, condotto dai primi soccorritori e poi dagli investigatori, ha rivelato un dettaglio agghiacciante: Marco Cossi è stato colpito da almeno una quindicina di coltellate, una “raffica” inferta con una violenza che lascia intendere un movente tutt’altro che occasionale. Sulla scena, gli agenti hanno trovato la vittima priva di sensi, ma non hanno rinvenuto l’arma del delitto – ancora dispersa – né segni di un tentativo di rapina. Il portafogli, i documenti e persino il telefonino erano ancora addosso a Cossi, elemento che scarta l’ipotesi di un assalto per denaro e orienta le indagini verso una pista ben più personale. La Squadra Mobile, che ha assunto il coordinamento delle indagini, ripone ora le proprie speranze proprio in quel cellulare: dagli archivi digitali, dai messaggi e dalle ultime chiamate, si cerca di ricostruire le ultime ore di vita del 48enne e, forse, di identificare la persona che lo ha attirato in quel luogo desolato.

Una vita ordinaria, un sogno spezzato e il mistero dell’uscita notturna

Chi era Marco Cossi, prima che quella lama spezzasse ogni suo progetto? Secondo quanto emerso, conduceva un’esistenza appartata e regolare, trascorrendo quasi tutte le sere in casa accanto alla madre anziana. E proprio questa consuetudine rende ancora più inspiegabile la sua uscita nella notte tra domenica 19 e lunedì 20 aprile. Cossi aveva un grande sogno, che avrebbe dovuto realizzare proprio lunedì: aprire un’attività di cibo di strada, un progetto per il quale aveva probabilmente investito energie e risparmi. Invece, il suo senza vita è stato trovato in un boschetto nei pressi dell’aeroporto. Gli inquirenti si interrogano ora su una serie di domande senza risposta: perché quella sera è uscito? Chi ha incontrato? E, soprattutto, come è possibile che un uomo con una vita così lineare sia stato ammazzato con quindici coltellate, senza che gli venisse sottratto nulla? La pista che sembra prendere corpo è quella di un assassino che Cossi conosceva – forse bene – e con il quale si era dato appuntamento in quella zona isolata. Resta da capire chi sia, dove sia finito e che fine abbia fatto l’arma del delitto.

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