We Make Future 2026: il robottino Dale taglia il nastro di Bologna capitale dell'innovazione
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Redazione Economia
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È il robottino Dale, con la sua sagoma metallica e i movimenti ancora un po' meccanici ma straordinariamente precisi, a tagliare il nastro dell'edizione 2026 di We Make Future, il grande evento internazionale sull'innovazione che Search On Media Group ha ideato e organizzato per trasformare Bologna, per quattro giorni, nel crocevia mondiale del digitale e della ricerca applicata.
La rassegna, che apre i battenti oggi nei padiglioni della fiera, si presenta come la più imponente e articolata mai realizzata dal network: settantamila metri quadrati di superficie espositiva, nove hall completamente allestite, novanta stage che si alterneranno senza soluzione di continuità, oltre mille speaker pronti a salire in cattedra e più di ottocento espositori provenienti da ogni angolo del globo.
E i numeri, del resto, raccontano da soli la portata dell’operazione: tremila tra startup, piccole e medie imprese e investitori si mescolano in un crogiolo di idee e capitali, mentre le delegazioni internazionali superano quota cinquanta, venti sono i padiglioni esteri e oltre quaranta gli eventi partner che arricchiscono un programma già denso di appuntamenti, con realtà arrivate da più di novanta Paesi.
Una piattaforma digitale per accelerare il trasferimento tecnologico
Proprio all’ombra di questa macchina organizzativa, e in parallelo al via ufficiale della kermesse, è stato presentato ieri il progetto Perfetto, una piattaforma digitale che si propone di ridurre i tempi di passaggio dalla ricerca scientifica al mercato e, in ultima analisi, ai pazienti che attendono quelle scoperte.
A lanciare l’iniziativa, nel corso della tredicesima edizione del festival, è stato il Network Perfetto, una rete nazionale che riunisce cinquantaquattro enti, tra istituti di ricerca scientifica e cura, università, fondazioni e aziende ospedaliere, con l’obiettivo dichiarato di condividere idee, dati e percorsi per evitare che l’innovazione resti prigioniera dei laboratori.
Bologna si conferma gate internazionale per l’intelligenza artificiale
La portata dell’evento, e il suo posizionamento sempre più strategico nel panorama europeo, trova del resto un riscontro nelle parole di Rosa Grimaldi, docente dell’Università di Bologna, vicepresidente di BolognaFiere e delegata del sindaco all’Innovazione, che a margine dei lavori ha sottolineato come Wmf 2026 rappresenti per la città un’occasione eccezionale, capace di generare un indotto di energia su un territorio che si sta ritagliando un ruolo da protagonista.
Bologna, ha spiegato Grimaldi, sta diventando uno dei gate più importanti a livello internazionale sul fronte dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale, anche grazie alla presenza del Tecnopolo, quel grande hub di ricerca su big data e Ia che ormai attira talenti e investimenti da tutto il mondo.
L’edizione di quest’anno, con la sua offerta espositiva e la varietà degli interventi, non fa che consolidare questa traiettoria, trasformando la fiera in un laboratorio a cielo aperto dove il futuro, per usare un’espressione cara agli addetti ai lavori, smette di essere una promessa e diventa un cantiere operativo.
Un programma fitto di appuntamenti tra robotica, etica e nuovi modelli di business
Il programma, come si conviene a una manifestazione di queste dimensioni, spazia dalla robotica all’etica degli algoritmi, passando per le applicazioni pratiche dell’Ia nel mondo della sanità, della logistica e della finanza, e il taglio del nastro affidato a Dale, per quanto scenografico, ha voluto simboleggiare proprio questa compenetrazione tra uomo e macchina che ormai non è più confinata nei laboratori di ricerca.
I novanta stage ospiteranno dibattiti, presentazioni e sessioni di lavoro, mentre gli oltre ottocento espositori daranno vita a un mercato di idee e prodotti che attirerà migliaia di visitatori, professionisti e curiosi. L’edizione 2026, insomma, mette in fila numeri da record e ambizioni altrettanto grandiose, con l’obiettivo dichiarato di confermare Bologna come capitale italiana, e ormai europea, di un’innovazione che non si ferma alla tecnologia ma investe i modelli organizzativi, le politiche pubbliche e il rapporto stesso tra scienza e società.




