La Juve di Tudor, tra pareggi e la ricerca di un equilibrio

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alla Continassa, dopo quasi due mesi di lavoro, l'atmosfera è già quella del bilancio forzato. Mentre le rivali storiche, Milan e Inter, procedono con un passo sicuro e una proposta di gioco chiara, a Torino la sensazione è di un déjà-vu che stona profondamente con le ambizioni del club. La Juventus di Igor Tudor, infatti, sembra impantanata in una sequela di pareggi che riecheggia, in maniera fin troppo fedele, la serie di risultati che aveva caratterizzato la scorsa stagione sotto la guida di Thiago Motta. Una spirale di risultati piatti, che se allora si protrasse per mesi, oggi rischia di minare alle fondamenta il progetto del direttore generale Damien Comolli, il quale si trova a dover fronteggiare quello che potrebbe configurarsi come il suo primo, autentico, fallimento in sella alla società bianconera.

Lo spogliatoio e la differenza sostanziale

C'è, tuttavia, un elemento che impedisce di fare un semplice accostamento tra le due situazioni, un fattore che i più non considerano. Laddove il tecnico italo-brasiliano perdeva progressivamente il contatto con la squadra a ogni intoppo, dimostrando una difficoltà cronica nel gestire le personalità, l'allenatore croato, al contrario, vanta un ascendente notevole sul gruppo. Lo spogliatoio, stando a quanto si apprende, è compatto e sta dalla sua parte; una condizione, questa, che gli permette di tenere i giocatori sulla corda, spronandoli nonostante i risultati non ancora esaltanti. Una differenza non da poco, che potrebbe rivelarsi decisiva nel lungo periodo.

La visione tattica e l'allarme fasce

Tudor, che non ha certo gli occhi bendati, ha individuato con chiarezza una delle criticità principali della sua rosa. La necessità di trovare almeno un esterno di qualità, in grado di alzare il livello complessivo del reparto, è stata da lui indicata come prioritaria; un'esigenza che, paradossalmente, sembra persino più urgente del potenziamento di un centrocampo che pure appare sguarnito di alternative valide. Questo suo pensiero, però, stride con la volontà di perseverare nell'assetto tattico che ha scelto fin dal suo arrivo. La sua creatura, il 3-4-2-1, è nata con lui e con questo modulo intende andare avanti, lanciando un implicito allarme alla dirigenza per il mercato estivo. Una cura per quella "pareggite" che affligge la squadra, che lui cerca anche attraverso l'impiego di due punte centrali in alcune fasi di gioco, ma che non può prescindere dall'arrivo di giocatori in grado di dare slancio e qualità dalle fasce.

La percezione del tecnico e la strada da percorrere

Nonostante i risultati non siano esplosivi, c'è un aspetto che Tudor tiene in particolare considerazione: la sua personale soddisfazione per quanto visto in campo in alcune uscite recenti. Gli è piaciuta la reazione della squadra nella partita in trasferta, dove ha notato segni di crescita e una lodevole perseveranza; una percezione positiva che ha avuto anche in occasione della precedente gara, andando in controtendenza rispetto ai giudizi di molti addetti ai lavori. Con il Milan, poi, è riuscito a sfruttare al meglio le carte a sua disposizione. Il fatto che non abbia ancora perso un incontro è un dato di fatto, ma è altrettanto evidente che, così, la crescita appare lenta e faticosa. La priorità rimane la ricerca di un esterno che possa dare una scossa, l'elemento che forse più di ogni altro gli manca per imprimere una svolta decisiva al suo gioco.

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