Chery sfida l'industria: la Exeed Liefeng con batterie solide promette 1500 km di autonomia nel 2026

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Gruppo cinese Chery, noto in Italia anche per i marchi Omoda e Jaecoo, ha scosso il panorama dell'elettrificazione annunciando che la prima vettura equipaggiata con la sua rivoluzionaria batteria a stato solido sarà commercializzata entro il 2026. La scelta è caduta sulla shooting brake del suo brand premium Exeed, la Liefeng, la quale, secondo le dichiarazioni dell'azienda, potrebbe vantare un'autonomia stimata record di 1.500 chilometri con un singolo ciclo di ricarica. Una prestazione, questa, che si sostiene possa rimanere stabile persino in condizioni climatiche estreme, fino a temperature di 30 gradi sotto zero, superando uno dei principali timori legati alle prestazioni delle batterie tradizionali agli ioni di litio.

La tecnologia dietro l'annuncio

La tecnologia, sviluppata internamente dal Chery Solid State Battery Institute, si basa su celle a sacchetto che utilizzano un elettrolita solido a base di ossidi, denominato Rhino S. Questo componente, che sostituisce l'elettrolita liquido o polimerico delle batterie convenzionali, è la chiave per le prestazioni dichiarate, promettendo una densità energetica di 600 wattora per chilogrammo. Un valore notevolmente superiore, che, se confermato nella produzione di serie, rappresenterebbe un balzo in avanti tecnico di prim'ordine. L'azienda, pertanto, punta a posizionarsi tra i pionieri a portare questa soluzione, a lungo considerata il Sacro Graal dell'accumulo energetico per i veicoli elettrici, su un'auto destinata al mercato di massa in tempi estremamente ravvicinati.

Un panorama competitivo in fermento

L'annuncio di Chery giunge in un momento di fervente attività nel settore, sebbene caratterizzato da un velo di riservatezza sulle specifiche tecniche. Pochi giorni fa, ad esempio, era stata la startup finlandese-americana Donut Lab a dichiarare di aver sviluppato un accumulatore a stato solido con cifre altrettanto straordinarie: una densità energetica di circa 400 Wh/kg, ricariche ultrarapide con potenze superiori ai 200 kW in corrente continua e una longevità stimata di 100.000 cicli. Tuttavia, proprio come nel caso di Chery, molti dettagli sui materiali e sui processi produttivi restano coperti da segreto industriale, essendo considerati informazioni proprietarie di cruciale valore competitivo. Questa reticenza nel rivelare i dati completi lascia inevitabilmente spazio a un'attesa prudente per verifiche indipendenti e test su larga scala.

La sfida della produzione industriale

La reale posta in gioco, al di là delle promesse, risiede nella capacità di tradurre i prototipi di laboratorio in una produzione industriale affidabile, economicamente sostenibile e su vasta scala. Le batterie a stato solido, infatti, oltre a garantire potenzialmente maggiore sicurezza eliminando il materiale infiammabile liquido, potrebbero risolvere i due grandi limiti attuali dell'elettrico: i tempi di ricarica e l'autonomia limitata, specialmente in condizioni di freddo intenso. Se gli annunci del Gruppo Chery e di altri attori troveranno concreta applicazione, il 2026 potrebbe segnare una svolta epocale per la mobilità a zero emissioni, ridefinendo gli standard del settore e accelerando ulteriormente la transizione energetica a livello globale, in un contesto internazionale dove la figura di Donald Trump alla presidenza degli Stati Unati introduce nuove variabili nelle politiche industriali e ambientali.

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