La polveriera Ducati e le rivelazioni di VR46 sul test di Misano
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Redazione Sport
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In un weekend che, per il campione del mondo in carica, si è trasformato in un calvario tecnico e prestazionale, le dichiarazioni provenienti dal box avversario hanno gettato benzina sul fuoco di un dibattito già ampiamente acceso. L’eliminazione di Pecco Bagnaia nella Q1 del Gran Premio d’Indonesia, con la moto che sembrava non rispondere più ai comandi e il pilota costretto a un amaro “non funziona nulla” indirizzato ai suoi ingegneri, rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una situazione divenuta ormai ingestibile. Due cadute nella stessa sessione, un direttore generale che mostra i segni di un infortunio estraneo alla pista e una macchina, la GP25, circondata da un alone di polemiche che ne mette in dubbio l’effettiva guidabilità rispetto al modello precedente: è questo il contesto in cui un’affermazione, apparentemente marginale, assume il peso di una bomba a orologeria.
La ricostruzione di Uccio Salucci
La ricostruzione di Uccio Salucci, figura storica del VR46, ha infatti scoperchiato un vaso di Pandora che molti, dentro e fuori il paddock, preferivano tenere ben chiuso. Secondo il manager, durante il test privato di Misano, Francesco Bagnaia non avrebbe lavorato esclusivamente sulla sua moto ma avrebbe provato, su richiesta della casa di Borgo Panigale, la GP24 affidata a Franco Morbidelli. Una mossa che, se confermata, delineerebbe un quadro di collaborazione tecnica tra il team ufficiale e il satellite assai più stretta del previsto, sollevando al contempo interrogativi non banali sull’effettiva parità di condizioni tra i piloti all’interno dello stesso costruttore.
Le reazioni di Davide Tardozzi
Le reazioni, come era lecito attendersi, non si sono fatte attendere. Davide Tardozzi, team manager della Ducati Lenovo, ha lasciato trasparire tutto il suo disappunto in un’intervista a Sky, dove, pur senza mai citare esplicitamente Salucci, ha fatto capire di non gradire quelle rivelazioni. Una tensione che, sebbene contenuta nei toni ufficiali, rivela le crepe in un ecosistema che fatica a trovare un equilibrio tra l’esigenza di proteggere il segreto industriale e la necessità di fornire a tutti i propri piloti strumenti competitivi. D’altronde, la stessa ricostruzione dei fatti di Misano, con Bagnaia che dopo quel test apparve sollevato e parlò di “lavoro mai fatto prima”, acquista ora una luce completamente diversa.
Le pressioni e le speculazioni
Alla domanda diretta dei giornalisti, il pilota torinese ha preferito deviare la palla altrove, suggerendo di “chiedere a Dall’Igna”, in un gioco di rimpalli di responsabilità che non fa che alimentare le speculazioni. Quel che è certo è che la situazione in pista, con prestazioni altalenanti e una difficoltà palese nel trovare il feeling con la nuova moto, sta creando un clima di pressione insostenibile. L’episodio indonesiano, con quella sedicesima posizione in griglia che suona come un’ammissione di crisi, dimostra come i nodi stiano venendo al pettine in modo plateale, mentre sullo sfondo si consuma una guerra di nervi fatta di mezze verità e indiscrezioni che rischiano di minare la stabilità dell’intero progetto Ducati in questa fase cruciale della stagione.




