Teheran, nuovo murale con Trump in una bara e la scritta "Lo uccideremo"
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Redazione Esteri
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Un nuovo murale raffigurante il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, all'interno di una bara è stato inaugurato ieri in Piazza Enghelab, nel cuore di Teheran. Le immagini, diffuse dai media iraniani e riprese dalle principali agenzie internazionali, mostrano il tycoon disteso in un feretro avvolto dalla bandiera a stelle e strisce, accompagnato dalla scritta minacciosa "Uccideremo Trump".
L'opera d'arte, che si inserisce in un periodo di estrema tensione tra Washington e Teheran, rappresenta l'ultimo atto di una lunga serie di manifestazioni propagandistiche con cui il regime iraniano intende sfidare l'amministrazione americana.
L'escalation militare tra Stati Uniti e Iran
La comparsa del nuovo murale è avvenuta in concomitanza con una nuova, intensa ondata di attacchi statunitensi che hanno preso di mira obiettivi strategici della Repubblica Islamica. Secondo quanto riportato da fonti ufficiali e agenzie di stampa, gli ultimi raid, che si sono protratti per circa novanta minuti, hanno colpito in particolare l'isola di Greater Tunb, nello Stretto di Hormuz, e la città di Bushehr, dove ha sede l'unica centrale nucleare iraniana.
Il comando centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato che le operazioni, condotte con aerei da caccia, droni e mezzi navali, hanno preso di mira sistemi di difesa costiera e depositi di missili da crociera, con l'obiettivo dichiarato di "degradare" la capacità iraniana di minacciare il traffico commerciale nello Stretto. Le forze armate iraniane, dal canto loro, hanno confermato la morte di alcuni militari e annunciato azioni di rappresaglia contro obiettivi americani in Bahrein, Kuwait e Giordania.
La propaganda di stato come strumento politico
I murales contro gli Stati Uniti, a Teheran, rappresentano da decenni una forma capillare di propaganda di stato, e le loro immagini vengono costantemente aggiornate dal governo iraniano per riflettere le tensioni politiche del momento.
In questo contesto, l'opera di Piazza Enghelab non è un episodio isolato: nella vicina Piazza Palestina è comparso un altro grande murale che raffigura la Casa Bianca avvolta dalle fiamme, con in primo piano una serie di bare coperte dalla bandiera americana e i volti di Trump e di altri esponenti della sua amministrazione.
Queste immagini, accompagnate dallo slogan "Sangue per sangue, occhio per occhio" e da altre frasi attribuite all'Imam Hussein, figura centrale dell'Islam sciita, testimoniano l'intensificarsi della retorica bellicista da parte delle frange più radicali del regime.
La spinta alla vendetta dopo la morte di Khamenei
L'ondata di odio veicolata dai nuovi murales si inserisce nel clima di forte radicalizzazione seguito all'uccisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, avvenuta nei primi mesi del 2026. La scomparsa dell'ayatollah, che per trent'anni aveva rappresentato una figura di equilibrio all'interno del complesso sistema di potere iraniano, ha rafforzato le posizioni dell'ala più intransigente, che ha moltiplicato gli appelli alla vendetta contro gli Stati Uniti e Israele.
Le parole del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo cui Teheran "non ha piani per negoziati" e che "se l'altra parte viola i suoi obblighi, anche noi ci asteniamo dal rispettare i nostri", sembrano suggellare una fase di chiusura e di confronto militare.




