Pioltello, una condanna e otto assoluzioni per il disastro ferroviario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale di Milano ha emesso, martedì 25 febbraio, la sentenza per il disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018, quando un treno regionale deragliò causando la morte di tre donne e il ferimento di oltre 200 passeggeri. Tra le vittime, Ilda Milanesi di Caravaggio, Pierangela Tadini di Misano Gera d’Adda e Giuseppina Pirri di Capralba, il cui ricordo è rimasto al centro delle dichiarazioni dei familiari, sconvolti dall’esito del processo.

La corte ha condannato a 5 anni e 3 mesi Marco Albanesi, ex responsabile dell’unità manutentiva di Rfi a Brescia, ritenuto colpevole di omicidio colposo e disastro ferroviario. Tuttavia, la sentenza ha assolto Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) e altri sette manager, tra cui l’ex amministratore delegato Maurizio Gentile, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto pene fino a 7 anni e mezzo. Le accuse vertevano sulla mancata sostituzione di un giunto usurato, che avrebbe causato il deragliamento alle 6.56 di quella mattina.

Valentina Tagliaferri, figlia di Ilda Milanesi, ha espresso amarezza per il verdetto: «Non è andata come ci aspettavamo, siamo molto dispiaciuti». Anche Marco Tagliaferri, marito della vittima, ha sottolineato la propria delusione: «Aspetteremo le motivazioni, ma questa sentenza ci lascia amareggiati». Le parole dei familiari riflettono un senso di ingiustizia, alimentato dalla percezione che la responsabilità di un evento così grave sia ricaduta su un solo individuo, mentre l’azienda e gli altri dirigenti sono stati scagionati.

Il disastro di Pioltello, che ha scosso l’opinione pubblica per la gravità delle conseguenze, ha riportato alla luce questioni cruciali sulla sicurezza delle infrastrutture ferroviarie e sulla gestione delle manutenzioni. La rottura del giunto, già segnalato come problematico ma mai sostituito, ha sollevato interrogativi sulle procedure interne di Rfi e sui controlli, temi che il processo non ha completamente chiarito.

La sentenza, che arriva dopo sette anni di indagini e dibattimenti, lascia aperte diverse questioni. Se da un lato la condanna di Albanesi riconosce una responsabilità individuale, dall’altro le assoluzioni di Rfi e degli altri imputati sembrano ridimensionare il peso delle colpe aziendali. Le motivazioni della corte, attese nei prossimi mesi, potranno fornire ulteriori elementi per comprendere le dinamiche che hanno portato a questa decisione.

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