Leclerc: “C’è potenziale nella vettura, domani possiamo lottare”
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Redazione Sport
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Charles Leclerc non si nasconde dietro alle consuete formule di circostanza. Al termine delle Sprint Qualifying del Gran Premio di Singapore, il pilota monegasco della Ferrari ha tracciato un bilancio lucido e senza sconti, consegnando ai cronisti una fotografia precisa di una SF-26 che, almeno per ora, deve fare i conti con un divario tecnico ancora da colmare. Il terzo tempo ottenuto alle spalle di Max Verstappen e George Russell rappresenta, però, una base di partenza solida su cui costruire nella gara corta di domani, quando la bandiera a scacchi decreterà i primi punti del weekend.
Un terzo posto che vale più di quanto sembri
Alle spalle della Red Bull del poleman olandese, autore di un crono di 1:31.156 che ha preceduto la Mercedes di Russell di appena 120 millesimi, Leclerc ha piazzato la propria Ferrari a poco più di due decimi dalla vetta. Un distacco contenuto, ma sufficiente a delineare quella che è la gerarchia attuale su un tracciato cittadino dove le variabili sono innumerevoli e ogni dettaglio può fare la differenza.
Il monegasco, che proprio a Marina Bay ha spesso trovato le soddisfazioni più grandi della sua carriera, ha spiegato che la monoposto italiana è sembrata più viva e reattiva con l’utilizzo delle gomme soft, un fattore che potrebbe rivelarsi prezioso in una gara breve come la Sprint.
Il vero limite della SF-26 secondo Leclerc
La riflessione più interessante offerta dal pilota della Ferrari riguarda la natura stessa del ritardo accumulato nei confronti degli avversari diretti. Leclerc ha voluto distinguere con nettezza due aspetti che, a suo dire, vengono troppo spesso confusi quando si analizza il rendimento della scuderia di Maranello. Da un lato c’è la qualità del lavoro di preparazione, che a detta del monegasco rappresenta un punto di forza consolidato: la correlazione tra simulatore e pista è ormai eccellente e permette alla squadra di scendere in pista con una vettura già ben bilanciata.
Dall’altro lato, però, c’è il potenziale effettivo della monoposto, che non è ancora all’altezza di quello dei principali rivali.
«Il potenziale puro della nostra monoposto non è al livello di quello dei nostri principali avversari», ha dichiarato Leclerc senza giri di parole, spiegando che rendere l’assetto ancora più estremo non produrrebbe alcun guadagno in termini di prestazione. Il problema, insomma, non risiede nella finestra di utilizzo o nella capacità di adattamento della vettura, ma in un deficit di competitività che emerge in modo particolare quando gli avversari iniziano a spingere al massimo sulle mappature del motore.
È in quel momento, secondo il ferrarista, che la differenza si materializza e diventa difficile da colmare con il solo bilanciamento.
La lezione di Sepang e il meeting interno
La conferenza stampa del venerdì è stata anche l’occasione per tornare su quanto accaduto in Malesia, dove la scelta di partire con pneumatici slick su una pista ancora umida aveva compromesso la gara di entrambi i piloti Ferrari. Leclerc non ha cercato attenuanti: ha ammesso che la decisione, presa collettivamente, si è rivelata sbagliata e ha rivelato che la squadra ha tenuto un incontro interno proprio per evitare che errori di quel tipo possano ripetersi.
Un segnale di maturità e di autocritica che il monegasco ha voluto sottolineare, spiegando che dopo ogni gara non vinta si analizza ciò che ognuno avrebbe potuto fare meglio.
Il pilota ha poi aggiunto un dettaglio significativo: al momento della scelta sulla griglia di Sepang, metà dello schieramento aveva optato per la soluzione corretta e l’altra metà per quella sbagliata, a dimostrazione di quanto le condizioni fossero incerte e di difficile lettura. Un’osservazione che serve a contestualizzare l’errore senza per questo giustificarlo.
Leclerc e Marina Bay, un rapporto speciale
Non è un mistero che Leclerc consideri Singapore una delle piste più affascinanti del calendario. Il tracciato cittadino, con i suoi muretti vicinissimi e le sue curve cieche, esalta le qualità dei piloti che sanno spingersi al limite senza superarlo, ed è proprio in queste condizioni che il ferrarista ha costruito alcune delle sue prestazioni più convincenti.
Il poco tempo a disposizione per trovare il setup ideale, complicato dal format Sprint che concede una sola sessione di prove libere, potrebbe persino rappresentare un vantaggio per chi, come lui, ha dimostrato di saper interpretare rapidamente le caratteristiche di una vettura.
«Sarà un weekend molto impegnativo, non soltanto per noi piloti ma anche per la squadra», aveva spiegato alla vigilia. «Dovremo trovare subito l’assetto giusto e mettere gli pneumatici nella corretta finestra di funzionamento». Parole che trovano conferma in quanto visto in pista, con la Ferrari che è sembrata più a suo agio sulle gomme a mescola morbida rispetto a quelle medie, un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo nella gestione della Sprint.
Il quadro del campionato
La classifica iridata, aggiornata dopo il Gran Premio della Malesia, restituisce un quadro piuttosto chiaro delle forze in campo. Kimi Antonelli guida il mondiale con 320 punti, seguito dal compagno di squadra in Mercedes George Russell a 236. Lewis Hamilton, terzo a 214, precede Leclerc, quarto con 191 punti, e Lando Norris, quinto a 188. Tra i costruttori, la Mercedes ha accumulato un vantaggio considerevole con 556 punti, mentre la Ferrari si difende al secondo posto con 405 punti, davanti alla McLaren ferma a 316.
Numeri che confermano come il divario da colmare sia ancora significativo, ma che non impediscono a Leclerc di guardare alla gara di domani con un cauto ottimismo. Il terzo posto in griglia, del resto, rappresenta una posizione di partenza invidiabile su un circuito dove sorpassare è tutt’altro che semplice, e il passo mostrato con le gomme soft lascia intravedere margini di miglioramento.
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