Totti e l'addio forzato del 28 maggio: "Come morire, ma per la Roma le cose si fanno insieme"
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Redazione Sport
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Francesco Totti non ha mai smesso di raccontare quel pomeriggio, e a distanza di anni la ferita resta aperta. Durante la presentazione del suo libro "Oltre" al Teatro Brancaccio di Roma, davanti a oltre 1600 persone tra familiari, amici e tifosi, l'ex capitano giallorosso è tornato sul giorno in cui ha lasciato il calcio giocato. "Il 28 maggio è stato come morire, sotto certi punti di vista. Un addio forzato, che non volevo. È stato doloroso, ma fa parte del calcio: quando servi, servi; quando non servi, non lo sei più".
Parole pesanti, pronunciate con la voce di chi non ha mai digerito fino in fondo una decisione altrui.
La paura di voltare pagina e il senso di smarrimento
Totti ha spiegato di aver accettato "a malincuore" la scelta di quella dirigenza, rivelando di essere stato l'ultimo a sapere del proprio ritiro. "Avevo paura di voltare pagina, non sapevo cosa avrei trovato. Mi sono sentito perso". La cessazione del rapporto con il campo, per un uomo che aveva fatto della maglia giallorossa l'unica ragione professionale della propria esistenza, ha assunto i contorni di un lutto. "Di cosa ho paura? Della morte.
Spero di continuare con la voglia e la passione che ho dentro", ha aggiunto, quasi a voler separare la fine di un lavoro dalla fine di tutto il resto.
Il rapporto con Gasperini e la cena che ha cambiato qualcosa
Nel corso della serata c'è stato spazio anche per il presente della Roma, con un collegamento video di Gian Piero Gasperini. L'allenatore ha scherzato con Totti sulla cena consumata insieme lo scorso 2 marzo, durante la quale gli avrebbe garantito la qualificazione in Champions League. "La cena la rifacciamo e ci vediamo domani", ha detto il tecnico, ricevendo come risposta un ironico "se trovo i biglietti vengo". L'ex numero dieci ha speso parole di stima per l'allenatore: "Mi ha trasmesso l'amore che provava per questa città e per questa Roma.
È l'allenatore ideale per la Roma, si fa rispettare e in questo ambiente è fondamentale". Un riconoscimento che arriva da chi, per venticinque anni, ha rappresentato il massimo riferimento tecnico e simbolico del club capitolino.
L'apertura a un ritorno, ma a condizioni precise
Sul possibile rientro nella Roma con un incarico dirigenziale, Totti ha posto condizioni nette. "Ho altre idee di vita e di lavoro. O le cose si fanno insieme o non si fanno. Se dall'altra parte non c'è il mio stesso pensiero non ha senso andare oltre. Però sono contento che la Roma vada il più lontano possibile, io sto dietro le quinte, ma per la Roma ci sarò sempre". Il riferimento alle modalità di un eventuale coinvolgimento è esplicito: non un ruolo di facciata, ma una partecipazione reale al progetto.
Una posizione che chiarisce perché, negli anni successivi al ritiro, l'ex capitano non abbia mai ricoperto incarichi operativi all'interno del club.
Mihajlovic, il ricordo di un amico prima che di un avversario
Tra i momenti più intensi della serata, il pensiero dedicato a Sinisa Mihajlovic, con la moglie Arianna presente in sala. "Mando un bacio a Sinisa, so che ci sta guardando da lassù. Per me è stato fondamentale, è arrivato al momento giusto. Ero molto giovane, lui venne qui a Roma e, come scrivo sul libro, ero il suo 'tassinaro'. Lo portavo in giro da tutte le parti".
Un legame nato sul campo e diventato altro, quello tra il giovane talento di Porta Metronia e il centrocampista serbo arrivato nella capitale alla metà degli anni Novanta, quando Totti muoveva i primi passi in prima squadra. Il racconto di quel rapporto, fatto di giornate passate insieme e di un'amicizia che ha superato la fine della carriera agonistica di entrambi, ha attraversato la serata senza retorica.
I cinquanta anni e il peso di una città intera
Poche settimane prima della presentazione del libro, lo scorso 27 settembre, Totti aveva tagliato il traguardo dei cinquant'anni. Un compleanno che la città ha sentito come proprio, per un uomo che ha esordito in Serie A a sedici anni e mezzo nel 1993 e non ha mai indossato un'altra maglia. "In questi 50 anni ho dato e ricevuto tanto amore: dalla famiglia, dai figli, dal popolo. È stato un dare e avere semplice, trasparente. Ho fatto il lavoro che ho sempre voluto: questo per me è amore vero".
La platea del Brancaccio, con i cori che hanno accompagnato l'ingresso sul palco, ha restituito la misura di un legame che il tempo non ha scalfito.
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