Il flusso atlantico senza tregua: piogge eccezionali sommergono l'Andalusia, mentre l'Artico prepara un cambiamento
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Redazione Esteri
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Un senso di déjà-vu, persistente e ormai familiare, avvolge le dinamiche meteorologiche di queste settimane, nelle quali l'Atlantico sembra aver assunto un dominio incontrastato e monotono sull'Europa meridionale. Un canale depressionario di notevole estensione, che funziona con la precisione di un binario ben oliato, collega infatti l'oceano al bacino del Mediterraneo, guidando senza soluzione di continuità una successione di perturbazioni cariche di umidità. È questo flusso occidentale, tenace e poco incline a concedere spazi di sereno, a mantenere l'Italia e gran parte del continente sotto una coltre di nubi, piogge e correnti insolitamente miti per il periodo, in una sequenza che appare ciclica e per il momento senza fine.
L'emergenza in Spagna tra cifre e immagini
Gli effetti di questa condizione atmosferica, però, vanno ben oltre la semplice noia per il maltempo, trasformandosi in una concreta e grave emergenza nel Sud della Spagna. L'Andalusia, in particolare, continua a lottare contro le conseguenze devastanti delle tempeste note come Leonardo e Marta, le quali, nell’arco dell’ultima settimana, hanno ripetutamente colpito la regione con furia inaudita. I numeri diffusi dai servizi di emergenza regionali, aggiornati a pochi giorni fa, parlano di 6.462 persone ancora impossibilitate a rientrare nelle proprie case, costrette quindi a uno sfollamento forzato le cui dimensioni appaiono in tutta la loro drammaticità. La provincia di Cadice, dove si concentrano oltre 4.400 di questi sfollati, rappresenta il cuore di una crisi umanitaria che vede interi paesi, come Grazalema con i suoi duemila abitanti, evacuati in via del tutto precauzionale. Le immagini aeree, che ritraggono il fiume Guadalquivir esondato e le campagne della provincia di Jaén trasformate in vasti specchi d'acqua, offrono una testimonianza eloquente della forza distruttiva di questi eventi.
Numeri da record di un flusso ininterrotto
Alle drammatiche conseguenze sul territorio corrispondono, del resto, dati pluviometrici che definire eccezionali risulta quasi riduttivo. Il flusso atlantico, instauratosi ormai da quasi un mese senza significative interruzioni, ha infatti scaricato quantità d'acqua talvolta paragonabili a quelle di intere stagioni. Prendendo a riferimento un solo punto di misura, si sono registrati accumuli impressionanti: dopo 2336 millimetri di pioggia caduti negli ultimi ventuno giorni, con picchi di 600 millimetri in ventiquattro ore e altri 900 negli ultimi giorni, il mese di gennaio si era già chiuso con un totale di 1320 millimetri. Giorno dopo giorno, con una costanza implacabile, il terreno ha assorbito quantitativi sempre maggiori, fino a superare ogni capacità di drenaggio naturale e artificiale, un processo che spiega, in maniera tanto semplice quanto drammatica, le alluvioni e le conseguenti evacuazioni di massa.
La possibile svolta in arrivo dal nord
Proprio mentre il Sud dell'Europa sembra piegarsi sotto il peso di un oceano troppo generoso con le sue perturbazioni, però, dalle latitudini più settentrionali potrebbero giungere i primi segnali di un cambiamento. L’Artico, secondo le analisi dei modelli meteorologici, starebbe infatti preparando una svolta, accumulando masse d'aria fredda il cui eventuale rilascio verso sud potrebbe, in prospettiva, interrompere o quantomeno modificare radicalmente la configurazione attuale. Si tratterebbe di un'evoluzione significativa, capace di spezzare la monotonia del flusso zonale atlantico e di introdurre elementi di variabilità, sebbene sia ancora presto per valutarne la portata concreta e i tempi di attuazione sull'Europa mediterranea, ancora stretta nella morsa delle piogge.




