Milano Design Week 2026, il viaggio tra i distretti e quel labirinto fucsia che ferma il tempo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Milano cambia pelle per una settimana, la settimana che va dal 20 al 26 aprile, quando la Milano Design Week trasforma letteralmente il tessuto urbano in un unico, grande organismo espositivo a cielo aperto. Non si tratta soltanto di visitare il Salone del Mobile a Rho Fiera, dove oltre millenovecento espositori provenienti da trentadue paesi diversi occupano centosessantanovemila metri quadrati di padiglioni – suddivisi tra il celebre EuroCucina, il SaloneSatellite dedicato ai giovani under trentacinque e le nuove sezioni curate come Salone Raritas – ma di attraversare la città come se fosse una mappa vivente, priva di porte e finestre. Durante il Fuorisalone, infatti, le pareti di studi di architettura, case museo, chiostri e persino ex ospedali militari sembrano dissolversi per lasciare spazio a una narrazione diffusa che attrae esperti e buyer da ogni angolo del globo, i quali arrivano qui non solo per esportare il lusso italiano, ma anche per scoprire le eccellenze straniere in fatto di complementi d’arredo e installazioni immersive.
Il quadrante di 5Vie e l’installazione di Lina Ghotmeh
Spostandosi nel cuore storico della città, il distretto di 5Vie offre un tono decisamente più intimo, quasi teatrale, dove l’artigianato e la materia la fanno da padroni. Qui, il tema scelto per questa edizione è “QoT – Qualia of Things”, una riflessione profonda su come gli oggetti e gli spazi possano attivare la memoria e l’immaginazione sensoriale. È in questo contesto, precisamente nel cortile d’onore di Palazzo Litta, che si materializza una delle immagini più potenti dell’intera settimana: un labirinto fucsia, realizzato dall’architetto franco-libanese Lina Ghotmeh, che rappresenta il progetto centrale di MoscaParters Variations. Questa installazione site-specific, intitolata “Metamorphosis in Motion”, non è un semplice oggetto da guardare, ma un percorso che il visitatore deve attraversare fisicamente, un luogo di passaggio e sosta dove le prospettive si deformano e il tempo sembra seguire un ritmo diverso, quasi ancestrale, sposando quella filosofia che Ghotmeh stesso definisce come “archeologia del futuro”.
I grandi ritorni e le novità tra Tortona e Porta Venezia
Se il centro storico punta sulla riflessione culturale, altri quartieri come Tortona e Porta Venezia giocano la partita dell’espansione e dell’energia commerciale. Il distretto di Tortona, storica culla del Fuorisalone, quest’anno deve fare i conti con alcune assenze eccellenti, come quella di IKEA che si è spostata altrove, ma si arricchisce di nuove aperture: Superstudio, per la prima volta, espande il proprio raggio d’azione fino a Barona e Bovisa, cercando di decongestionare il flusso abituale. Parallelamente, il district di Porta Venezia si conferma una realtà consolidata, capace di attirare file chilometriche grazie alla presenza massiccia della moda. In questo quadrante, giganti come Gucci, che ha scelto i Chiostri di San Simpliciano per un archivio in movimento che celebra i suoi centocinque anni di storia, e Louis Vuitton, che occupa nuovamente Palazzo Serbelloni con gli “Objets Nomades”, dettano il ritmo di un calendario parallelo a quello del design puro, spesso anticipando l’apertura ufficiale della settimana già dal diciotto aprile.
Alcova, Dropcity e l'esplorazione degli spazi dimenticati
Non si può parlare della manifestazione senza menzionare quei progetti indipendenti che hanno riscritto le regole della fruizione museale, come Alcova. Quest’anno, la piattaforma curata da Joseph Grima e Valentina Ciuffi raddoppia la sua sfida, tornando a occupare l’ex Ospedale Militare di Baggio – già utilizzato in passato – e aggiungendo un gioiello assoluto come Villa Pestarini, la residenza progettata da Franco Albini che viene aperta al pubblico forse per la prima volta. Questa scelta di abitare spazi normalmente inaccessibili, se da un lato genera il paradosso di dover munirsi di un biglietto per entrare in luoghi “abbandonati” (una misura adottata per gestire il sovraffollamento), dall’altro restituisce al visitatore un’esperienza autentica di esplorazione urbana. Accanto a questo modello, si sviluppa Dropcity, il progetto dedicato all’architettura che prende vita nei tunnel sotterranei della Stazione Centrale, un laboratorio permanente che durante la design week si anima di incontri e installazioni, dimostrando come anche il sottosuolo della metropoli possa diventare un contenitore di innovazione progettuale.




