Peugeot 408 (2026), il restyling del crossover francese tra pregi, difetti e qualche “strappo” del cambio

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Sulle strade che costeggiano Marsiglia, lo sfondo suggestivo degli “studios” all’aperto sembra fare da cornice quasi teatrale a un ritrovo che sa di storia. Perché sì, c’erano loro al fianco della nuova Peugeot 408 (2026): due vere e proprie icone del passato, la 404 disegnata da Pininfarina – una delle vetture più popolari tra gli Anni Sessanta e Settanta, nonché una delle più longeve, visto che la sua produzione è cessata solo nel 1978 – e la mitica cabrio 403 resa celebre dal tenente Colombo. Eppure, l’attenzione degli addetti ai lavori, tra cui i nostri colleghi tedeschi di Motor1.com, era tutta concentrata sulla novità, su questo crossover dal profilo slanciato che, nato nel 2022 sulla base della media 308, ora si presenta con un “ritocchino” estetico studiato per non sfigurare accanto a quelle leggende.

Il fascino della silhouette e i dubbi del quadro

Con i suoi 469 centimetri di lunghezza, 186 di larghezza e circa 149 di altezza (il passo, invece, è di 279 cm), la 408 aggiornata mantiene intatte le proporzioni filanti che l’hanno resa riconoscibile: una via di mezzo tra la berlina e il SUV coupé, con quelle protezioni nere nella parte bassa e le grandi ruote che arrivano fino a 20 pollici. Il restyling, però, è più evidente nel frontale, dove la griglia viene ridisegnata insieme ai paraurti, mentre al posteriore spunta la scritta “Peugeot” illuminata. Se l’occhio viene catturato da queste novità, una volta all’interno si apre il capitolo più contrastato. L’originalità del design resta un punto di forza, ma la leggibilità del quadro strumenti – spesso parzialmente oscurato dalla piccola corona del volante – continua a rappresentare un tasto dolente dell’ergonomia firmata i-Cockpit. A ciò si aggiungono alcune scelte sui materiali degli interni che, pur migliorati rispetto al passato, non entusiasmano del tutto, lasciando comunque spazio a un’offerta tecnologica decisamente ampia.

L’anima elettrica, la lentezza della ricarica

In questa versione ibrida plug-in da 240 cavalli complessivi – dove un 1.6 litri a benzina da 180 CV fa coppia con un elettrico da 125 CV – la Peugeot 408 dimostra sul piano dinamico di avere due anime ben distinte. Quando la batteria è carica, la risposta dello scatto è pronta, la silenziosità è pregevole e la stabilità di marcia è tale da rendere l’abitacolo una piccola bolla insonorizzata, isolata perfettamente dal frastuono esterno. Tuttavia, non tutto è così lineare: il tallone d’Achille del sistema, emerso chiaramente durante la prova, è rappresentato dalla ricarica. La vettura, di fatto, non può collegarsi alle colonnine “veloci” in corrente continua, un limite non da poco in un’eporia che richiede tempestività energetica. E se si cerca di “chiedere tutto” al propulsore magari selezionando la modalità Sport, ecco che il cambio robotizzato a sette rapporti inizia a strattonare, spezzando quell’equilibrio che rende piacevole la guida quotidiana.

La prova su strada e il dilemma dell’ergonomia digitale

La taratura del telaio si conferma all’altezza delle aspettative di chi cerca un comfort di marcia elevato, assorbendo bene le asperità del manto stradale. Ma c’è un altro aspetto divisivo che riguarda la personalizzazione dell’infotainment. Sebbene il sistema offra molte possibilità di configurazione e la connettività sia allineata agli standard moderni, ci si scontra ancora con una certa macchinosità nei menu. L’impressione, guidando tra le curve marsigliesi, è che Peugeot abbia voluto rendere la 408 più completa sotto ogni punto di vista – e di fatto ci è riuscita – ma che questa completezza paghi talvolta il prezzo della semplicità. Alla fine, ci si trova di fronte a un crossover dal design indiscutibilmente originale, che in questa fase del suo ciclo vitale cerca di limare gli spigoli senza però rinunciare a una personalità spigolosa. E se da un lato i consumi, almeno nel primo tratto di guida con batteria carica, si mantengono molto bassi (nell’ordine dei 3,2 l/100 km), dall’altro l’assenza di una ricarica rapida rischia di frenare l’entusiasmo di chi viaggia spesso lontano da casa.

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