La morte di Erika Ferlini Strambi: l’autopsia non scioglie i dubbi, ma le anomalie restano
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Redazione Interno
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Il corpo di Erika Ferlini Strambi, la 53enne dipendente Luxottica scomparsa nella notte tra il 5 e il 6 luglio, è stato ritrovato dieci giorni dopo in un campo a duecento metri dalla sua auto, nei pressi di Pantigliate. Quello che doveva essere l’esame decisivo per fare luce sulla sua morte, però, ha lasciato più domande che risposte. L’autopsia, eseguita il 25 luglio, ha escluso segni di violenza diretta — niente ferite da arma bianca o da fuoco, nessuna lesione al cranio — ma ha rilevato fratture alle costole, compatibili con un incidente.
La sua Mini Cooper, adattata per la guida nonostante la disabilità, era finita in un fossato, e l’impatto avrebbe potuto causare quelle stesse fratture. Eppure, c’è qualcosa che non convince gli inquirenti: le costole rotte, da sole, non bastano a spiegare il decesso, poiché non sono considerate lesioni letali. Inoltre, il ritrovamento del corpo lontano dall’auto, con gli slip sfilati, aggiunge un elemento di ambiguità che alimenta le ipotesi investigative.




